Dal groviglio difficilmente districabile di notizie sull’ospedale” Colombo”, e di toni con cui vengono enunciate (trionfalistico, soddisfatto, deluso, critico, polemico) cerco, per continuare il mio impegno a suo favore, risalente al 2011, di stringere un solo filo, per additarlo all’opinione pubblica.
Esso è il fatto che da mesi, almeno, è in piedi un ricorso contro la chiusura del punto nascita, cioè della struttura che permette di perpetuare la qualifica di cittadino veliterno, presso il Tribunale Amministrativo Regionale.
Premesso che, non solo perchè riconosco l’utilità di tale Tribunale, e condivido l’intento con cui è stato istituito, d’una maggior vicinanza tra popolo ed istituzioni, oltre che un’accelerazione di procedimenti, ma soprattutto perchè ho fiducia che esso tenga conto della pubblica opinione, che propongo quanto segue.
Prima di tutto – e rinnovo il mio rispetto per esso, anche avanzando questo mio parere- una decisa accelerazione nei confronti della trattazione del ricorso suddetto. Ogni giorno che passa autorizza a pensare sia che, per il TAR, una città con un bacino d’utenza sanitaria di 80000 abitanti sia una quantità trascurabile, e, contemporaneamente, che trascurabile sia anche la motivazione del ricorso. Quindi una pressione – non dico neppure scendendo in piazza, ma inviando messaggi, nel segno non dell’irrispettosità verso il Tribunale, piuttosto della fiducia in esso quale esecutore-come lo è nelle repubbliche democratiche- della volontà popolare.
Un silenzio della gente interessata alla questione potrebbe esser interpretato dai giudici del TAR come disinteresse, oppure come sfiducia in essi “tanto a issi de noa nun je ne …gnente”. O, peggio del peggio, questo silenzio potrebbe esser letto anche come assenso.
Come segno che l’assidua, discreta, sottile opera di suasoria dei portaborse, dei clienti, dei “comunicatori” allora di Storace e della Polverini, oggi riciclatisi all’ombra del povero Zingaretti, è stata ed è efficace.
Come segno che l’opinione pubblica s’è bevuto che chiusure e le espulsioni di personale sanitario degli e dagli ospedali di tutto il Lazio -come per esempio a Latina, dove al “Goretti”il “bombardamento “ degli ospedali di Cori, Sezze, Priverno, ha è prodotto un tale afflusso dei di pazienti da queste località che i pazienti latinensi vi sono divenuti una minoranza, ed il pronto soccorso uno spettacolo consigliabile per un “manager della salute” responsabile d’aver “ridisegnato” quella ASL- una “razionalizzazione”, un “efficientamento”, una “modernizzazione” della sanità laziale. Come segno che anche i veliterni si sono bevuti che 80000 abitanti sono troppo pochi per aver diritto ad un punto-nascita “dedicato”.



