Egregio Direttore,
Premessa: scrivo questa missiva al vostro Giornale non per creare delle polemiche come spesso accade sui social network (altrimenti avrei scritto sulle decine e decine di gruppi dedicati a Velletri) ma per cercare di far riflettere i nostri amministratori e dare a loro degli spunti costruttivi, nella speranza che prendano sul serio una cittadina che non ha niente a che vedere con la politica, non sposta voti e non ha ambizioni politiche.
Leggo spesso il vostro Giornale, che trovo serio e bilanciato nel descrivere la nostra città. Mi sono imbattuta diverse volte in dichiarazioni di alcuni consiglieri comunali e amministratori da voi riportate che parlavano di rilancio del centro storico, di grandi manovre per riportare i cittadini a vivere Velletri. Io stessa, che ho vissuto diversi anni vicino al centro, non ho mai tollerato troppo quelle persone che dicono che non c’è niente da fare per rilanciare il commercio e il centro storico né ho mai condiviso le accuse ai commercianti veliterni.
Si dice sempre di sostenere l’economia locale piuttosto che Amazon e per Natale ho deciso di farlo. Anche se tutte le volte che passo a Velletri centro non posso evitare di notare la desolazione per le tante serrande chiuse, ho preso la macchina (abito, ormai, nelle campagne da sette anni).
Alle 16.50 ho iniziato la coda tra Piazza XX Settembre, via Gramsci, via Buozzi. Neanche un parcheggio. Ho svoltato lungo via Pia, ma niente, neanche sotto S. Lucia. Così ho proseguito per Piazza Cairoli, dove a stento mi sono fatta strada tra le macchine in doppia fila. Dunque sono andata a Piazza Donatori del Sangue, per poi rifare il giro tre volte senza successo. Nel momento in cui in via Pia o in altri punti si libera un posto ci sono già quattro o cinque auto, senza esagerazione, incolonnate nel parcheggio e pronte a subentrare. Alle 17.30 dopo il terzo giro decido di proseguire lungo viale Regina Margherita, anche se la mia destinazione era vicino Piazza Cairoli. Nulla neanche lì. Salgo verso via Metabo, Piazza Caduti sul Lavoro, Piazza Mazzini. Niente. Faccio un altro giro verso il Palazzo Comunale (completamente buio), poi l’area davanti alla Coroncina, infine via Accademia della Cucina, la Casa delle Culture e torno in via Pia dove come al gioco dell’oca ricomincio da zero. Alle 18.00 lascio perdere: avevo un paio di ore di permesso da lavoro per fare compere, la prima ora e 10 la ho passata a girare (e inquinare) il centro senza trovare un buco.
Adesso, so che molti dicono che ai velletrani pesa il sedere e non vogliono camminare. O che serve fortuna per trovare posto, o che bisogna farsi accompagnare da qualcuno. Io non avevo una persona che potesse lasciarmi con la macchina, mi sarei fatta anche qualche chilometro in salita ma onestamente parcheggiare alla stazione ferroviaria per arrivare a Piazza Cairoli è un tragitto che non riesco a sostenere agevolmente e non perché abbia problemi fisici particolari. Non è che non voglio vivere il centro o voglio scoprire l’acqua calda, però il problema che ho (e credo non sia solo mio) è pratico e oggettivo.
A mio avviso, prima di buttare la croce sui commercianti o dire che i veliterni non vogliono camminare e vogliono parcheggiare sotto alla loro destinazione, o che tanto ovunque è così, bisognerebbe pesare le parole. Il Sindaco in una diretta durante il lockdown ha spiegato che Velletri è una città sparsa, con il 70% delle persone che abitano in campagna e il 30% delle persone in città. Ecco, cosa si è fatto per questo 70% di persone che si spostano per andare al centro? Come si pretende che scelgano il corso, bellissimo soprattutto se lo sistemassero con qualche panchina, se poi devono maledire se stessi per trovare un parcheggio?
Non voglio essere di quelle cittadine che pretendono che l’amministrazione inventi dei parcheggi o stravolga il centro storico e la conformazione del territorio, cose impossibili. Ma si parla tanto, anche sul vostro Giornale, di economia green, di sviluppo sostenibile, si fanno battaglie sui parcheggi multipiano che non vanno bene a tanti. Per carità, altro cemento non piace a nessuno, però perché non si è investito almeno sulle navette gratuite? Sono sicura, pur non avendo 20 o 30 anni, che con una applicazione che dica il prossimo passaggio della navetta e un parcheggio grande e gratuito in prossimità del centro (l’area ex Amore, lo stesso parcheggio della stazione, qualsiasi altra area utilizzabile) molti cittadini di quel famoso 70% che abita in campagna andrebbero in centro storico a prendere un caffè o fare delle compere, pagando volentieri anche il biglietto della navetta se sanno di dover aspettare 10’ per poi trovarsi sotto la torre del Trivio senza angosce e senza stress. Questo è essere una città vivibile, o sbaglio? A che serve fare discorsi teorici se poi sul piano pratico non si studia una simile soluzione?
Le tre linee di bus, rossa verde e blu, che la precedente amministrazione aveva istituito forse hanno funzionato a metà perché pubblicizzate poco e male e non pensate in grande. Ma se non pensa in grande chi amministra Velletri e ha effettivamente il polso della situazione, chi può farlo?
Alle 18.20 sono tornata mestamente a casa senza aver fatto compere, senza neanche essere scesa dalla macchina, stressata e frustrata per non aver trovato parcheggio e trovandomi impotente. Possibile che Velletri non possa adottare soluzioni di integrazione bus navetta/macchina come si fa in tante città del Nord? È ovvio che se per comprare una sciarpa o una borsa devo decidere fra un’ora di giri a vuoto o il centro commerciale, in mancanza di tempo devo ripiegare su quest’ultimo.
E non ditemi che il problema è che ci sono le feste e tutti comprano: proprio perché ci sono le feste ogni cittadino dovrebbe poter accedere al centro in santa pace e non sentirsi escluso perché vive fuori città. Così si sostiene il centro storico, non discutendo sulla riapertura al traffico del corso o bocciando un multipiano che può solo mettere una pezza.
Spero che questa mia lettera sia recepita dalle istituzioni e che possa aprire un dibattito e far pensare loro qualche soluzione, anziché i soliti slogan che parlano di grande rilancio del centro storico con le serrande che chiudono e la questione affrontata dicendo semplicemente che tanto “è un problema di tutta Italia e non solo di Velletri”.



