Parole silenziose

Ci si resta male quando una persona con il sorriso più bello del mondo ti rivolge il saluto, sicura in cuor suo di ritrovare in te un’amicizia antica. Al sorriso si risponde col sorriso, alle parole con le parole, farfugliate perché sanno di convenienza.

Ci si resta male perché gli anni trascorsi  hanno fatto dimenticare il nome di quella persona, magari un nome pronunciato chissà quante volte nel vivere quotidiano di quei giorni.

La donna che mi sorride è come fosse fuori dai ricordi, fuori dal tempo.  La  malattia di cui mi parlerà,  quella che concede il fremito di una stagione per volta, ha distrutto in lei l’età reale, sciupando le forme di una gioventù che amava sciogliere i capelli al vento.

Lei, che la sorte ha reso sterile, vuole ricevere la cresima, perché desidera essere madrina  al battesimo di una nipotina. Le lacrime ora si mescolano al sorriso… l’ho riconosciuta finalmente… così mi ha scritto:

Sarò la seconda mamma per  quella bambina, sento di amarla, la stringerò forte al seno e sarò felice!… Cosa debbo fare per ricevere la cresima? Ho pensato per moltissimi anni di non credere in Dio, di credere nell’uomo e nelle sue capacità, di non avere bisogno di un qualcuno che non posso vedere, non posso verificare né mettere sotto accusa. Che ingenua!!! Con il tempo poi capisci che non sempre si può dare una spiegazione razionale a tutto ciò che accade. Capisci che forse c’è un disegno superiore che al momento ti sfugge, ma andando avanti e avendo fede nell’amore, nella propria forza, nella famiglia, nel prossimo le cose acquistano un senso che pensavi non esistesse. Forse è questo credere in Dio. Quando mi sono ammalata tutto è cambiato! Le mie certezze sono svanite e non mi davo una spiegazione. Naturalmente la spiegazione c’era, era la prova che non potevo proprio controllare niente, tutto mi sfuggiva di mano come i miei capelli, bellissimi, quando li toccavo. Ho imparato che si può vivere anche senza sapere con certezza cosa accadrà domani, si possono fare progetti e credere fermamente che saremo lì a realizzarli anche soffrendo, scoprire che l’altro soffre come te; essere capace di  tendere la mano, sicuro che verrà un momento in cui qualcuno   tenderà la sua  a te e tu sarai capace di accettarlo e non percepirlo più come una debolezza. Oggi per me questo significa credere in Dio.

(Firma)

La fede indefinibile di una cristiana qualsiasi dà speranza nuova a chi la vita sembra sfuggire; la forza che nasce dalla fragilità condivisa fa tendere l’animo verso un Dio che si nasconde con amore a chi vuole toccarlo con mano fiduciosa.

Alle forti emozioni fa eco, sempre, uno strano silenzio. Rispetto a ciò che la bocca pronuncia, esiste qualcosa di più puro che illumina l’anima. E ciò accade quando le parole muoiono nel cuore… prima che facciano rumore nella mente. 

Post correlati

Lascia il primo commento