Passano gli anni e certi avvenimenti restano impressi nella mente come punti luminosi che vanno rispolverati ogni qualvolta le difficoltà della vita sembrano avere il sopravvento. Non importa se al fatto che accadde allora si dette un significato straordinario, dato lo scombussolamento interiore dal quale quasi miracolosamente si venne fuori… Non importa se in taluni momenti dell’esistenza si pensa di essere dei privilegiati, solo perché improvvisamente s’è trovato il bandolo della matassa… Poteva anche non esserci la circostanza provvidenziale, quella che solleva il misero dall’angoscia, ma, visto che qualcosa di positivo è accaduto, perché di questo non ringraziare il Signore?
Grazie, Signore, per le volte in cui ti sei intrufolato nelle mie faccende, senza farmi violenza … Come ai bambini si dà una mano nel riporre i giocattoli, massacrati dalla violenza del gioco, così tu mi sei stato amico paziente nel raddrizzare situazioni invivibili, nel mettere toppe a errori madornali, nel lisciare il pelo di un uomo come se fosse il pelo del cane fedele di sempre.
Grazie, Signore, per aver nascosto ai mie occhi il tuo amore… quel giorno, lasciandomi morire nella sofferenza dell’abbandono. Tu eri più in là e mi tendevi la mano. Camminai per un tratto traballando, poi la stretta forte del tuo abbraccio… “Bravo, ce l’hai fatta!…”, mi dicesti… e il buio del dubbio fu invaso dalla luce del Maestro che sa insegnare.
Grazie, Signore, per non aver dato retta alle mie preghiere che si affollavano distratte sulle mie labbra… Mi erano state imposte, altrimenti sarei caduto nel peccato… e il peccato venne a farmi visita, e mi avvolse nell’imbecillità della superbia. Fui meno devoto, ma più umano… meno santo agli occhi dei fedeli, ma più sincero nel profondo del mio cuore.
Grazie, Signore, per la gente che mi hai fatto incontrare… Tanta e per fortuna mai disposta a viziarmi, assecondandomi nei capricci. Tanta da rendere difficile metterla insieme in un solo momento, sarebbe come voler affogare in un mare di riconoscenza… Tanta, e tutta senza pretese.
Grazie, Signore, per avermi dato la forza di disubbidire ai dettami degli scribi e alle ingiunzioni dei farisei. Grazie per avermi convinto a tralasciare quei riti che della tua Cena fanno il teatrino delle ipocrisie, e della tua Parola la saga delle chiacchiere. Grazie per il coraggio che non mi fai mancare allorché un tizio qualunque mi chiede di amplificare la sua voce, perché i suoi sentimenti raggiungano i cuori della Chiesa.
“Mi aggancio alla frase conclusiva di quanto ha scritto qualche giorno fa don Gaetano: ” Prima di chiedermi cos’è la messa per me, tento sempre di capire cos’è la messa per gli altri… e scopro con sorpresa che la messa… o è NOSTRA, o è solo tempo sprecato.”
Circa 20 anni fa mio cugino decise che era tempo di abbandonare i problemi terreni e il giorno di ferragosto se ne andò di sua spontanea volontà, stringendo tra le mani un piccolo crocifisso d’oro. Se ne andò. E io litigai con Dio. Come è possibile che un padre di famiglia lasci tre bambini? Come può permettere Dio che accadano queste cose?
Un anno e mezzo dopo, il giorno di Natale, mia moglie volle andare a messa, io no.
La Messa a San Miche Arcangelo è alle 11 ed io alle 10 vado sotto la doccia. E’ lì che capisco di aver sbagliato tutto. Non era Dio in colpa, ma mio cugino che si è tolta la vita. Mi chiedo allora: potrà mai il Signore perdonare mio cugino e anche me per la tracotanza e prepotenza che ho usato nei suoi confronti? Ancora insaponato, prendo carta e penna e scrivo una preghiera in cui chiedo perdono per me e per Andrea. Ma la nostra offesa era stata pubblica, la mia richiesta di perdono, perciò, doveva essere altrettanto pubblica: la devo leggere in chiesa oggi che è Natale.
Sono ormai le 11 ed io sto ancora a casa… Parlo con Dio e gli dico: se è giusto quello che faccio, e sento che è giusto, devi fermare la messa, altrimenti non arrivo in tempo. Mentre guido sento che la messa si fermerà. Vi giuro, lo sentivo! Arrivo in piazza nel momento stesso in cui si libera uno spazio nel parcheggio. Entro dalla porta secondaria e mi porto verso il retro dell’altare. Sono le 11,22 e don Gaetano sta recitando il “Credo in Dio padre onnipotente…”. Affido il foglietto ad un signore che lo darà al sacerdote con la richiesta di leggerlo. Don Gaetano guarda il foglio e annuncia: “Mi è arrivato questo foglio, capisco che è importante per chi lo ha scritto, ve lo leggo……”. Poi riprende a celebrare la messa.
La messa quel giorno era cominciata con 20 minuti di ritardo perché il coro la notte prima, la notte di Natale, aveva fatto parecchi errori e il maestro aveva “preteso” una prova suppletiva.
Chiedo scusa ai componenti del coro e a chi era presente a quelle stonature: la colpa di tutto ciò fu mia e di mio cugino. Ora sapete perché la frase con cui ho iniziato questa lettera mi trova pienamente d’accordo. La messa di quel Natale, per merito del sacerdote che modificò il cerimoniale per assecondare il desiderio di uno sconosciuto, fu anche la NOSTRA… mia e di mio cugino.”
Carlo L.
E’ sempre un rischio affidarsi all’imprevisto ed è sempre comodo seguire le vie maestre delle scelte non sofferte. Forse per questo, spesso, si preferisce fare della propria vita un carrozzone, dove le vecchie tradizioni si mescolano alle nuove abitudini, senza che le prime creino disagio alle altre, ben disposte come sono, tutte, a convivere nella confusione delle convenienze o, se si preferisce, nel giusto equilibrio delle opportunità…
Così scrive Gianni B. sulla ML “Comunità Dialogante”:
“…Con te, caro Don Gaetano, il coinvolgimento d’amore viene naturale, senza riflessione, per istinto. Ti osservo ormai da una ventina di anni, soprattutto a Messa, e quasi sempre resto sbalordito dalle tue prediche per la loro nuda onestà, per il rifiuto dei luoghi comuni e delle ipocrite professioni di fede, per la pratica quasi ginnica della verità, vista come una disciplina morale molto laica, spoglia di pretese moralistiche, insomma per la palestra del Bene che realizzi ogni qual volta fai scivolare l’ambone a rotelle per il corridoio della navata…”.
Gianni B.
Perché, Gianni, continui a mettermi pubblicamente in mutande?



