Chi controlla i social media?

Vogliamo aprire questa nostra inchiesta con uno sfogo del grande Umberto Eco: “I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”.

CONFUSIONE TELEMATICA

Questi strumenti (i social) nella stragrande maggioranza dei casi trasmodano in mezzi di dilagante diffusione di affermazioni diffamatorie, calunniatorie o, quanto meno, denigratorie. Occorre dunque prendere atto del fatto che, accanto ai tradizionali comunicatori, storicamente rappresentati da giornalisti e scrittori, operano nel firmamento mediatico milioni di esternatori social, rappresentati spesso da autentici dilettanti e “leoni della tastiera”, che nulla hanno a che fare con il mondo dell’informazione.

DISINFORMAZIONE

Chi scrive sui social deve tenere in conto, come conseguenza altamente probabile, che il suo messaggio possa causare una dannosa disinformazione che può ledere la riservatezza dei diretti interessati. Proteggere la privacy deve essere considerato, da chi si occupa di comunicazione, un principio fondamentale. Sul piano disciplinare la diffusione di un messaggio indirizzato ad un numero illimitato di persone diventa elemento rilevante per valutare la gravità di una condotta potenzialmente lesiva dell’immagine. La riservatezza della comunicazione non esclude, infatti, né tantomeno legittima la diffamazione, che ha sempre risvolti disciplinari evidenti.

UN SISTEMA DI GOVERNANCE

Appare ormai indispensabile adottare un vero e proprio sistema di governance per frenare le esternazioni dei social-media: una serie di regole che dovrebbero essere rispettate per garantire una corretta informazione e per rendere giustizia agli autentici operatori della comunicazione. Un fenomeno, ormai divenuto inarrestabile, che oltre a mettere in crisi il mondo dei media a diffusione nazionale e regionale, sta letteralmente mettendo in ginocchio quella miriade di realtà locali che da decenni assicurano ai lettori dei centri, dove sono presenti, la corretta e indipendente informazione.

GLI OBBLIGHI DI UN GIORNALE LOCALE

Un giornale, anche locale, per essere presente è tenuto a rispettare le seguenti regole: a) la testata deve essere registrata presso il tribunale di competenza, b) deve nominare un direttore responsabile, regolarmente iscritto all’Ordine dei Giornalisti, c) la regolare tenuta della contabilità, con particolare riferimento alla fatturazione degli introiti pubblicitari. Una sorta di piccola azienda, quindi, con tutti i costi che ne derivano (compensi, spese attrezzature, affitto locali, commercialista e materiale vario). Tutto questo, naturalmente, non riguarda un social-media al quale è sufficiente un semplice “device” per postare immagini, video ed eventi. Spesso si assiste ad una vera e propria invasione di campo, dove la presenza “abusiva” e arrogante di questi avventurieri intralcia il lavoro dei giornalisti impegnati nei loro servizi. Per le testate telematiche, poi, è ancora più frustrante, perché pur adempiendo a tutti i doveri succitati correttamente, c’è il costante rischio di essere assimilati, equiparati o scambiati per pagine senza né arte né parte!

“La Torre” e “Velletri Life” chiedono alle autorità di categoria competenti di intervenire tempestivamente per porre fine ad una situazione gravissima e intollerabile e di adoperarsi per stabilire una precisa normativa alla quale attenersi scrupolosamente per salvaguardare un settore già in crisi.

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