Serie A e Covid una storia che non sembra ancora aver trovato un lieto fine, quello che tutti i tifosi e non solo vorrebbero. Tamponi, protocolli non del tutto chiari, ASL, quarantene preventive anche all’ultimo istante, sono proprio questi i fattori che stanno rovinando lo sport più seguito al mondo.
LA PANDEMIA
Dopo circa due anni di pandemia e quindi, emergenza totale, nessuno ancora ha dato delle risposte concrete, nessuno riesce a dare quella soluzione comune che possa mettere tutti d’accordo. Giocatori, allenatori e staff stanno chiedendo a gran voce che si faccia finalmente chiarezza sul protocollo e sulle misure da rispettare in modo che il campionato possa riprendere in maniera più equilibrata possibile e non essere falsato. Ultimo esempio recente risale proprio a quest’ultima giornata di A, il Napoli dopo mille vicissitudini è riuscito a svolgere la partita contro la Juventus nonostante l’indisponibilità di 12 giocatori e i continui capovolgimenti di fronte della propria ASL. Tutto il contrario invece per Udinese, Torino, Bologna e Salernitana che a causa di focolai nel gruppo squadra non hanno avuto il “green pass” per disputare regolarmente il loro incontro.
LE REGOLE
Ora come ora, il calcio è diventato più che uno sport una vera e propria economia, basti pensare che per vedere una semplice partita non basta avere due dosi di vaccino ma si è costretti a svolgere un ulteriore tampone rapido per certificare al 100% la propria negatività, aggiungendo così una ulteriore spesa al biglietto d’ingresso gravando come sempre sull’economia delle famiglie italiane.
DARE CONTINUITA’ AL PROTOCOLLO
Personalmente non so quale sia la strada giusta da intraprendere, ma i vertici competenti dovrebbero accelerare un po’ i tempi e dare una continuità al protocollo stilato ieri che stabilisce che i club con uno o più positivi in squadra debbano comunque disputare la gara prevista nel caso abbiano disponibili 13 giocatori (di cui almeno un portiere) nelle rose della prima squadra e della Primavera nati entri il 31 dicembre 2003 negativi ai test entro le 24 del giorno precedente. Tutti noi aspettiamo una risposta definitiva per tornare finalmente ad ammirare, in sicurezza, lo sport che più ci appassiona senza mettere a rischio la salute di nessuno.



