Come invitato al battesimo di Chiara c’era anche un bambino, Gabriele, che, nello stesso spazio dove ora domina il Cero Pasquale e il catino dell’Acqua Benedetta, si era mosso con disinvoltura il giorno della sua Prima Comunione. Si è fatto riconoscere e mi ha chiesto se poteva “fare qualcosa”.
Ti nomino mio assistente!… Stai sempre vicino a me.
La fedeltà di un cane è niente in confronto all’attuazione di quel mandato: non mi ha mollato un attimo. I bambini sono imprevedibili. Al termine della funzione, Gabriele, dopo avermi aiutato a liberarmi dell’ultimo pezzo dei sacri paludamenti, serio, mi dice:
– Sei stato buono con me, vorrei farti un regalo.
– Lo accetto volentieri, ma di cosa si tratta?
– Di quale squadra sei?
– Tifo per la Roma!…
– Peccato!…
Ho corretto immediatamente la mia passione, dichiarandomi vero tifoso della Lazio. Ora ci siamo. Dalla tasca dei pantaloni eleganti, fattigli indossare a forza dalla mamma per l’occasione, ha tirato fuori due pacchetti di figurine, tenute assieme dai soliti fermagli di fortuna. Con fare esperto ha incominciato a sfogliare quelle del pacco più piccolo.
Questa posso dartela… anche questa… questa è importante… se poi ti piace, anche questa ti do.
Mi sono ritrovato tra le mani: Christian Brocchi, Mauro Zarate, André Dias e l’intera squadra della Lazio. L’ho ringraziato dimostrando in mille maniere l’interesse per quei pezzettini di carta e, con tono preoccupato, ho aggiunto:
– Come farai ora a completare la tua collezione?
– Non ti preoccupare, quelli che ho dato a te sono tuttidoppioni!…
Quando capitano di queste avventure, non si capisce mai chi è il bambino e chi l’adulto. È comunque un piacere lasciarsi andare per qualche minuto nel gioco della riconoscenza, di quella che non ha prezzo.
Le figurine dei calciatori divise in due pacchetti sono già il segno delle diversità, della generosità e dell’egoismo insieme, della dedizione, ma anche del risparmio furbetto nell’atto di donare. Se nel mondo c’è ancora troppa cattiveria, ora so che ciò può dipendere anche da me; infatti, anch’io, come tanti, dell’amore faccio due pacchetti… agli altri do sempre lo scarto.
Debbo essere sincero anche se qualche adulto per quel che sto per dire si adombrerà: i doni più grandi li ricevo dai bambini, soprattutto quando mi parlano del loro Dio, di un Dio che appartiene alle loro anime acerbe e alle loro fantasie senza freno. Io m’innamoro di questo Dio e lo ritengo prezioso davvero, come preziose sono le figurine custodite nelle tasche di un vestito nuovo, indossato di malavoglia.
Mi piacerebbe immaginare Dio come un uomo grande con i capelli e la barba bianca, che, nascosto tra le nuvole, ci guarda. Però so che non è così, so che Dio è una figura astratta, che non possiamo vedere, però possiamo sentire il suo amore. Questo amore non tutti possono sentirlo, specie quelli che fanno le guerre o gli uomini che uccidono i bambini. Spero che un giorno Dio riesca a farsi sentire da questa gente, così non ci saranno più guerre e finalmente si vivrà in pace.
Marco (9 anni)
L’amore di Dio è per tutti, mi dice Marco, anche se non tutti riescono a percepirlo in modo chiaro; da qui nasce la cattiveria, da qui le guerre. L’essere malvagio perciò non è una colpa di cui ci si deve sentire personalmente responsabili, ma è solo conseguenza naturale di una carenza affettiva.
Se attorno al problema si fa della psicologia, si scopre che i veri responsabili delle atrocità commesse nel mondo sono coloro che, pur conoscendo l’amore di Dio, non lo trasmettono a dovere a chi dimostra di non possederlo. Per cui, anche se l’affermazione è azzardata, in carcere dovrebbero andarci quei cristiani che, pur facendo mostra di devozioni talvolta esagerate, ignorano o soffocano con egoistica attenzione il comandamento che dell’amore fa l’unico rimedio al male.
Io immagino Dio con un bel vestito lungo e celeste, con i capelli ricci corti e marroni, con un bel po’ di barba e gli occhi azzurri come la notte. Secondo me Dio fa delle cose bellissime e gentilissime per portare pace sulla terra. Tutti dobbiamo essere gentili, bravi, dare amore e aiutarci a vicenda.
Mirko (10 anni)
Per Mirko l’amore di Dio ha gli occhi azzurri… come la notte.
L’azzurro della notte mi sfugge, anche se con i colori ho familiarità, la stessa di chi si diverte a imbrattare le tele. Eppure nel dipingere, a ben pensarci, proprio all’azzurro affido l’idea della notte che cupa nasce dalle ultime luci del tramonto. Poi magari su quell’azzurro profondo traccio alcuni svolazzi rosati, come per esprimere il desiderio di voler vivere nella pace di una casa.
Purtroppo, quando si chiude il giorno e il buio incombe, si chiudono anche le porte dei cuori. I bambini vedono il mondo stracolmo di case con dentro l’amore. L’odio è fuori, è nei boschi senza strade, nelle piazze prive di giacigli, tra i rottami di una baracca, nella notte… nella notte che purtroppo non sempre è azzurra come azzurri sono gli occhi di Dio.



