L’intervista: Luca Leoni torna in Libreria con “Ritratto d’ignoto committente”

Torna in Libreria Luca Leoni, lo scrittore veliterno capace di riscoprire le storie nascoste della nostra città e dare loro una forma affascinante e avvincente. Questa volta il noto autore di Velletri presenta un nuovissimo lavoro, “Ritratto d’ignoto committente”: un omaggio – come lui stesso sottolinea – a chi gli ha permesso di acquisire gli strumenti per delineare e fissare al meglio ricordi, emozioni e conoscenze che fanno parte del suo bagaglio culturale.

Il volume, edito da Controluce, sarà presentato sabato 16 luglio alle ore 17 al Museo Diocesano (un luogo non casuale, come scopriremo dalle risposte all’intervista). Un diario di bordo arrivato a conclusione in un momento particolare della vita dello scrittore, che abbina la ricerca storico-artistica alla sfera intima per un connubio delicato e attraente.

Luca, un nuovo lavoro editoriale che questa volta porta con sé un alone di mistero. Perché questa ricerca?

Questa ricerca è nata come un’esigenza vera e propria. Da una parte per scoprire un mistero che mi incuriosiva, ossia cercare di dare un’identità a quella persona raffigurata in quell’affresco, dall’altra è stata una liberazione da questa curiosità che mi ha seguito per gran parte della mia vita.

La genesi della pubblicazione è stata molto lunga: cosa ti ha frenato e ti ha “costretto” a impiegare tanto tempo per arrivare a destinazione con il progetto?

È stata lunga perché quando avevo questa grande curiosità non avevo i mezzi per cercare di metterla nero su bianco. La subivo senza reagire. Pian piano ho acquisito dei mezzi, ho scoperto delle piccole cose, ma ancora non c’era il risultato che avrei voluto né una definizione abbastanza chiara e verosimile dell’identità del personaggio ritratto. La vita ti porta a fare delle scelte, c’è il lavoro, c’è tutto il resto e non puoi stare sempre dietro a una curiosità da trasformare l libro. Con delle vicende recenti che mi hanno spinto a concludere, però, sono riuscito.

Qual è la “Crocifissione quattrocentesca” cui allude il ritratto?

La “Crocifissione quattrocentesca” è quella che venne eseguita negli ultimi decenni del ‘400 nella chiesetta attuale del Crocifisso. All’epoca era la chiesa del convento degli agostiniani denominato S. Maria dell’Orto. Questa Crocifissione di ottima fattura è attribuita alla bottega di Antoniazzo Romano ma secondo me si può mettere in relazione diretta con il maestro romano, che era uno dei ‘boss’ della pittura sacra e non solo di quell’epoca. Questa crocifissione è stata talmente abbandonata e danneggiata dalle intemperie che nel 1976 si decise di distaccare la superficie dipinta e trasportarla su tavola per ricoverarla in Cattedrale. Nel 2000 è entrata nel nuovo Museo diocesano dove è tutt’ora nella prima sala.

La Chiesetta del Crocifisso

Velletri è sempre protagonista dei tuoi scritti, nel bene e nel male. In questo caso come si uniscono la storia della città e la storia dell’arte?

Per come vivo io la mia città c’è un legame inscindibile tra persone e opere d’arte, persone e edifici, persone e ambienti rurali come la campagna o il vigneto. L’unione tra arte e storia della città e le stesse persone è qualcosa di inseparabile.

Hai una scrittura ipnotica e avvolgente, apprezzata nei tuoi scritti spesso condivisi da tante persone sui social network. Questo libro ti ha fatto modificare lo stile oppure sei riuscito ad essere te stesso pur andando a muoverti in una storia di secoli fa?

Non ho modificato un granché, ho semplicemente adattato la mia scrittura al settore nel quale si muove questo libro che è la ricerca ma anche il ricordo, i ricordi miei. La scrittura è una telecamera che zooma sui particolari ma fa anche dei piani americani e delle panoramiche lontanissime. Ho inserito delle parti in corsivo che vogliono indicare che sono io che rifletto, che ricordo, come se contemplassi ciò che è il mio passato, il mio presente, il mio futuro.

Fingi di essere in diretta televisiva e avere 30 secondi per spiegare a un pubblico di migliaia di persone di cosa parla “Ritratto d’ignoto committente”. Cosa diresti?

“Ritratto di ignoto committente” è una introspezione alimentata dalla curiosità di scoprire l’identità di questo personaggio, ma è anche la descrizione di un viaggio che faccio dentro di me consultando i documenti e le tracce lasciate dall’ignoto. Alla fine cerco di ipotizzare non solo chi sia a livello anagrafico – e scopriremo che non è neanche un uomo di Velletri ma del nord Italia – e compio un viaggio che è un percorso che ciascuno di noi potrebbe fare. Non è importante il risultato ma il percorso, penso, non la meta ma il viaggio…

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