Due noci e un limone

Quando il 15 Ottobre del 2003 ebbe inizio l’esperimento della “messa raccontata”, non si pensava minimamente ad una risposta di interventi da parte dei bambini e dei loro genitori così generosa da destare oggi una giusta meraviglia.

I genitori nei confronti dei figli e il parroco nei confronti degli uni e degli altri stanno scoprendo in questo periodo un mondo straordinario di sensazioni che mai sarebbero venute alla luce, se non ci fosse stata una dose ragguardevole di coraggio da parte del sacerdote nel lasciarsi mettere in discussione, e una misura abbondante di buona volontà delle famiglie nel comunicare per iscritto i loro pensieri.

Le persone che entrano in gioco in questo andirivieni di messaggi  non hanno nulla di straordinario, non sono particolarmente informate sulle faccende di chiesa, né sono acculturate al punto di poter gareggiare in fatto di dottrina con gli esperti in materia. Quelle persone che ogni domenica, dopo aver ascoltato la messa, riportano su di un foglio il succo di quanto hanno vissuto, sono cristiani qualsiasi cui la chiesa gerarchica dovrebbe riservare maggiore attenzione.

E’ troppo comodo dichiarare l’Italia “terra di missione”, per giustificare l’aggressività  di un insegnamento morale che vorrebbe convertire chi non va a messa alla domenica  e chi negli affetti vissuti fuori del sacramento del matrimonio commette atti impuri… E’ troppo comodo ed equivoco bastonare quei peccatori, dichiarandoli fuori dalla Chiesa  e continuare nel frattempo a incassare da loro l’otto per mille… Sarebbe opportuno in questo caso rispedire al mittente la tassa che brucia.

Un bambino – Domenica sono andato a messa e per la prima volta è venuto anche il mio papà. Don G. ci ha fatto vedere due noci e un limone e ci ha detto che le aveva prese sabato pomeriggio in una vigna. In questa vigna c’era stato un saluto ad una persona morta che si chiamava Gino. Questa persona, prima di morire aveva detto che voleva vedere per l’ultima volta la sua terra. Allora il nipote chiamò Don G. e organizzò un piccolo funerale. Quando arrivò la salma la misero su delle panche e vicino c’era anche un piccolo rinfresco in onore di Gino. Don G. mentre aspergeva la salma passeggiava nella vigna, dall’albero di limoni prese un limone e poi andò in cucina e trovò un cestino con delle noci su un tavolo mezzo rotto e ne prese due e pensò che quelle noci erano state raccolte da Gino. Don G. uscì e andò vicino alla salma dove c’erano tutti i parenti e celebrò una piccola messa. A fine messa hanno mangiato la pizza e bevuto il vino in onore di Gino.

Don G. ci ha fatto capire che ha celebrato l’ultima cena di Gino, come ha fatto Gesù nell’ultima cena prima di essere crocifisso. Io mi sono emozionato nel sentire questo racconto ed ho pensato a mio nonno che sta molto male e non rivedrà più le sue piante di olivo e di limoni come Gino. Mentre pensavo a questo vedevo la mia mamma che stava piangendo e gli ho dato la mano, lei si è girata e mi ha sorriso.

Io voglio molto bene a mio nonno.

Se la messa oltre a essere celebrata fosse anche raccontata, sarebbe essa stessa un avvenimento da raccontare a sua volta.

Invito chi dei riti sacri è cultore e gestore a riflettere seriamente su questa osservazione.

Invito i catechisti a provare, d’accordo con i parroci e in sintonia con le famiglie a rendere la messa un’esperienza viva nei segni, suggestiva nei gesti, efficace nei significati… per poi farne una pagina di diario.  

Mi rivolgo con affetto ai sacerdoti giovani, specie a coloro che producono un apostolato più incisivo  nelle situazioni correnti e più adatto alle persone che vivono ormai ai margini della comunità, perché mi aiutino con il loro esempio a tenere desto l’entusiasmo e viva la fantasia.

Una bambina – Oggi a messa il sacerdote ha parlato di un signore che era morto. Aveva una vigna e Don G. ha portato delle noci macchiate di cenere e un limone che profumava di terra, che ha preso nella loro vigna quando stavano distratti a fare festa perché il nonno voleva che quando moriva dovevano essere felici e si stavano bevendo il vino e sopra il tavolo c’erano tutti pezzi di pizza perché era un signore gioioso.

Finito di raccontare quella storia, non c’era tempo di fare venire tutti i bambini sull’altare come sempre a dire le preghiere, ma ci ha fatto alzare le mani e c’erano veramente tanti bambini. Poi abbiamo scambiato un segno di pace, i genitori si sono mangiati l’ostia e la messa è finita.

Il modo migliore per preparare i bambini e le famiglie alla festa di Prima Comunione sta proprio  nella partecipazione attenta alla messa. Dopo una serie di celebrazioni comunitarie, dove capita di tutto e dove tutto diventa catechesi viva, un bel giorno ci si accorge che figli e genitori, coscienti di quel che fanno, potrebbero, tenendosi per mano, accostarsi insieme a ricevere l’ostia consacrata. Vorrei tanto che il sogno di oggi, divenisse un giorno  meravigliosa  realtà.

Un papà – La messa di domenica è stata davvero coinvolgente e in quell’ora mi sono sentito un vero cristiano. Mi è piaciuto come è stata organizzata la messa. Mi è piaciuto quando una persona che era venuta a messa è andata a leggere il passo del vangelo di Luca che mi ha fatto scrivere tutto questo. Mi ha particolarmente emozionato quando Don G. ha parlato di quella persona che voleva morire alla vigna, ma non ce l’ha fatta e quando ha detto che dovevano fare festa alla sua morte perché lui avrebbe smesso di soffrire e che sarebbe andato vicino a Dio.

Questa persona di nome Gino ha dimostrato che la morte può essere una grande avventura.

I bambini in genere vengono sottostimati, perché fanno paura con la loro sincerità.

Noi, grandi, nascondiamo tutto ciò che potrebbe provocare vergogna e disagio agli occhi degli estranei, loro, piccoli, in quei casi sono protagonisti divertiti.

Noi, grandi, narcotizziamo le cose vere quando fanno soffrire, loro, piccoli, con semplicità sciolgono i nodi delle complicazioni psicologiche e lasciano che la  trasparenza permetta di andare oltre le barriere degli egoismi.

Noi, grandi, nascondiamo le realtà che cozzano contro la voglia di essere eterni, loro, piccoli, guidati magari dalla fede di un nonno, pensano alla morte come ad una meravigliosa grande avventura.

Una mamma – Scopro – riscopro il piacere di questo appuntamento domenicale, così come era stato per la Comunione del mio primo figlio e percepisco l’entusiasmo della mia bambina proprio come lo sentivo in suo fratello. Mi sembra che anche mia figlia già conosca quel sentimento di comunione di spirito, di intenti, di pensieri che condivide con gli altri bambini quando prega, canta o viene chiamata vicino all’Altare. Un richiamo forte al senso di comunità in cui mi riconosco a mia volta e che si intreccia non solo nella funzione domenicale, ma ogni qualvolta che mi trovo a parlare con altre persone e a condividere gioie e dolori della vita. Durante la messa sento che c’è accoglienza, rispetto e condivisione, non è poco, questo lascia spazio alla mia spiritualità e mi fa bene.

Ancora una pagina di diario intimo che si fa pane per chi, affamato di cose autentiche, ha la fortuna di venirne a conoscenza.  

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