Uno spettacolo teatrale unico nel suo genere, capace di valorizzare esponenzialmente sia il testo di Ludovico Ariosto che la location prescelta come set. Immergersi, radura dopo radura, nelle pagine e nei versi del poema “Orlando Furioso” è una catabasi a molla: più si va avanti nel percorso, più ci si allontana dalla realtà, più si entra in contatto – non solo visivo – con i personaggi del capolavoro ariostesco.

UN PERCORSO TEATRALIZZATO ITINERANTE
Protagonista assoluto è l’amore, e non è un caso che quanto ideato e realizzato dal regista e attore Giacomo Zito in quel di Ariccia sia proprio “Labirinto d’Amore”: un percorso di visita nel Parco Chigi totalmente teatralizzato, in cui gli spettatori seguono due percorsi che poi si ricongiungono al termine e vengono sorpresi dagli attori in un unico grande palco che è il giardino del Palazzo. Uno spettacolo immersivo e a tappe: dal labirinto, infatti, si sosta prima al Castello di Atlante, poi alla grotta di Angelica e Medoro, quindi al balcone di Dalinda e infine al Castello di Cimosco, presso la flotta di Bireno e sull’isola di Olimpia.

IL DRAMMA DI RUGGIERO E BRADAMANTE
Si comincia con il dramma amoroso di Bradamante, impegnata nella spasmodica ricerca di Ruggiero, catturato dal mago Atlante. Insieme a quest’ultimo c’è la maga Melissa ed entrambi diventeranno le guide dei gruppi di spettatori: i percorsi sono differenziati e i maghi sono ciceroni – o dei “Virgilii” – che si rivolgono direttamente al pubblico, rigorosamente in lingua ariostesca, anche per pratici consigli (sveltire il passo, fare attenzione ai dirupi, disporsi al meglio per godersi le scene). Il riscatto, per Bradamante, arriverà finalmente quando Atlante rivela alla spasimante del giovane, Marfisa, che in realtà è sua sorella.

LA FOLLIA DI ORLANDO E LA PASSIONE DI ANGELICA E MEDORO
È dunque il momento di Orlando, interpretato da uno straordinario e sempre sorprendente Luigi Pisani: appena scoperti gli indizi della passione fra Angelica e Medoro, incisi sugli alberi e sulle rocce, e avuta conferma da un pastore, inizia la sua folle peregrinazione nel mondo in preda a una pazzia irrefrenabile. Le urla di Orlando riecheggiano in tutto Parco Chigi, si sentono anche a distanza: un effetto scenico invidiabile, una cortese imposizione allo spettatore affinché non si distragga neanche un minuto. Non ci si può distrarre neanche nella complessa e intrecciata vicenda che si vive sotto il balcone di Dalinda: innamorata di Polinesso, si accorge presto che è destinata a rimanere un’amante perché lui vuole solo Ginevra. La stessa Ginevra che è innamorata di Ariodante. Un intrigo quasi complesso da sciogliere anche solo mentalmente, eppure non molto diverso da certe storie di gossip contemporaneissime. Polinesso cerca di manovrare le cose: convince Dalinda a travestirsi da Ginevra, e fa assistere Ariodante a una scena d’amore fra lo stesso Polinesso e Dalinda-finta-Ginevra. Ariodante ci casca, si suicida. Il piano di Polinesso sembra riuscire ma Dalinda, destinata anch’essa alla fine perché complice di un inganno, viene salvata.

IL DRAMMA DI OLIMPIA
L’ultimo tassello di un viaggio emozionante è quello al cospetto di Olimpia, voce e volto di un’intensa e coinvolgente Chiara Di Stefano. La sua passione con Bireno e la sconfitta del grottesco re di Frisia, Cimosco sembrano preludere a un destino sereno. Ma Bireno, conosciuta la figlia di Cimosco, resta folgorato e così abbandona Olimpia su un’isola deserta e se ne va col suo nuovo amore.


LA GRANDEZZA DI LUDOVICO ARIOSTO
Amori tragici, tragedie d’amore o amori tremendi? Tutte e tre le definizioni sono valide e struggenti, come Ariosto suggerisce infatti nel celeberrimo chiasmo del Proemio dove sono menzionate le donne, i cavalieri, le armi e gli amori nella tipica associazione dei topoi sentimentale e bellico. Il lieto fine, per fortuna, arriva: Astolfo va sulla Luna, recupera il senno, dona il sorriso a Orlando che si libera finalmente dalle catene dell’ira e della follia.

Cos’altro dire di “Labirinto d’amore”? Uno spettacolo al quinto anno di repliche, adatto a grandi e piccini, con un merito indiscutibile: quello di avvicinare i giovani alla letteratura più lontana con un lessico comprensibile e una teatralizzazione soppesata e intelligente. Un modo diverso di andare a teatro, senza accorgersi quasi di essere a teatro: la natura, le evocazioni e le suggestioni restituiscono emozioni in 3D difficili da raccontare solo per iscritto.
Si ringrazia per le foto Elena Lanfaloni.



