Tra musica e dialetto, serata “clamorosa” con l’Orchestra del Paese Immobile

Velletri deve essere più spesso orgogliosa di sé, delle proprie radici, della propria cultura e del materiale umano e storico-paesaggistico che possiede. Basterebbe questo messaggio, lanciato con disarmante chiarezza in chiusura di concerto da Matteo Scannicchio, per sintetizzare la serata del Teatro Artemisio-Volonté di Velletri che ha visto protagonista l’Orchestra del Paese Immobile.

Un progetto serio, innovativo, difficile e stimolante che ha coinvolto tanti ragazzi del territorio e portato oltre quattrocento persone in platea. Dopo il benvenuto del direttore FondArC Giacomo Zito, fra gli applausi è iniziato il viaggio, abbellito anche da una scenografia del Maestro Sergio Gotti a centro palco. Parole e musica, è proprio il caso di dirlo, rispettivamente di Roberto Zaccagnini e Matteo Scannicchio. Il binomio esplosivo dei due ha dato vita ad una serata intensa, coinvolgente e di immersione totale nelle storie della città, quindi in quelle di ognuno di noi. Il dialetto è una cosa dignitosissima, non fa ridere e va ascoltato e compreso con attenzione. Tesi suffragata dalle canzoni tratte dai testi di Zaccagnini, scritte su di essi e per essi, che veicolano una carica emotiva non indifferente. E soprattutto non sono per niente poco serie, anzi assumono connotati magici.

LIRICA E TRADIZIONE

Alla terza canzone il Teatro Artemisio-Volonté era già “venuto giù”, segno che parlare al cuore è ancora possibile e quanto mai necessario. Nel repertorio dell’Orchestra, che ha suonato insieme alla Banda Musicale “Città di Velletri” Umberto Cavola sia la comicità che la nostalgia: il giro al Camposanto è ad esempio un pezzo di letteratura senza eguali, un classico che accomuna il mondo intero. Racconta la storia di un uomo che si rende conto del progressivo e inesorabile incedere del tempo a partire dalla constatazione che più va avanti e più ha conoscenti, amici e parenti da visitare al Cimitero. Spazio anche alla vita quotidiana con “Quiete in famiglia”, la storia di una lite coniugale mossa dal cibo e sapientemente appuntata e liricizzata da Zaccagnini, testimone del litigio vero accaduti all’esterno della sua Libreria.

IL MAESTRO ZACCAGNINI IN SCENA

Proprio Roberto Zaccagnini, cantore dinamico e sempre sorprendente della cultura veliterna e non solo, è intervenuto dal palco senza nascondere l’emozione, palpabile e bellissima da vedere. Un uomo che, ispirato dalle muse della poesia, ha sempre raccontato Velletri nella maniera migliore possibile, quella genuina e senza mezzi termini. San Martino, Fontana Marcaccio, Santirecchia, la stazione, Piazza Mazzini: toponomastica e onomastica veliterna sono ben riconoscibili, emergono dai testi, si fanno spazio tra peripezie e sentimenti.

MESSAGGI UNIVERSALI

“Microbo o moschino”, una delle canzoni più celebri e vitali, ha chiuso il concerto tra gli applausi del Teatro tutto e i sorrisi del Sindaco Pocci, della vice-Sindaca Ciafrei e di tanti esponenti della vita politica, economica, culturale veliterna presenti. Un pezzo, quest’ultimo, che è l’essenza di saggezza e consapevolezza: bisogna ricordarsi che chi crede di essere padrone di cielo e terra come fosse il proprio “stazzo” alla fine rischia di rendersi brutalmente conto di essere solo padrone “de sto c…”. Ironia, sagacia, poesia. Qualcosa di veliterno, si, ma anche di universale. Chissà che l’OPI non funzioni bene, in tour, anche fuori da Velletri, magari ad Aosta o a Messina. Sicuramente si.

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