Francesco Totti è un mito, non solo per i romanisti. Rappresenta il campione popolare, semplice ma buono, forse non troppo sofisticato nei modi e tuttavia diretto ed espressivo. Non è un caso, perciò, che il regista Alex Infascelli abbia deciso di dedicare alla bandiera giallorossa un docu-film dal titolo ‘Mi chiamo Francesco Totti’ che è uno straordinario esempio di come il connubio fra cinema e sport sappia emozionare in maniera particolare.
DAL CINEMA ALLA TV
Il film, che è uscito nelle sale nel 2020, è stato riproposto ieri sera su Raiuno riscuotendo un grande successo di pubblico. In prima linea la città di Velletri, con il giovane attore Massimo Annibali che ha interpretato il campione da piccolo. Riproponiamo l’intervista che uscì sulla nostra testata a suo tempo.
IL CASTING
Per trovare il bambino che avrebbe dovuto interpretare ‘Er Pupone’ da piccolo tutto è partito con un casting diffuso anche a mezzo social: si cercava un bambino biondo e con gli occhi chiari, dell’età di circa otto anni, per un provino. A leggere l’annuncio la persona giusta al momento giusto: Desirèè, mamma di Massimo Annibali, un ragazzo di Velletri che ha la passione per il calcio e ha già giocato con SPQV, Fortitudo e Vjs Velletri. ‘Appena ho letto quell’annuncio’ – ci racconta in esclusiva – ‘ho pensato che parlassero di mio figlio. Mi sono dunque informata e siamo andati al provino…’.

PASSIONE GIALLOROSSA
Si tratta di un vero colpo di fulmine fra l’attore esordiente veliterno e il regista: Infascelli si innamora della semplicità e della grinta di Massimo Annibali, lo sceglie immediatamente come protagonista assegnandogli il ruolo di Francesco Totti da piccolo. Per la famiglia è uno stravolgimento positivo, considerata la fede romanista. Il papà di Massimo, Fabrizio, è giallorosso nel sangue: cresciuto fra le vie dell’Alberone, nella stessa zona frequentata anche dal capitano, si precipita con un taxi il giorno dell’inizio delle riprese e quasi sviene dall’emozione quando vede Totti e suo figlio palleggiare davanti a decine di curiosi e soprattutto davanti a una telecamera. Il mito che palleggia con l’amore più grande, Francesco che passa la palla a Massimo, la gioia dei genitori è centomila volte quella di un gol al novantesimo che decide la partita firmato da Totti. ‘Suo figlio era accanto al suo mito’, dice ancora Desirè ricordando lo sguardo del marito sul set.

UN PICCOLO GRANDE ATTORE
E Massimo Annibali, ad otto anni, che fa? Si è trovato al posto giusto e al momento giusto anche lui. Appassionato di calcio e di cinema, gli si è presentata ad otto anni – grazie alla lungimiranza casuale di sua madre – l’occasione perfetta. ‘Si è sentito emozionato e onorato, sapeva cosa stesse facendo, sapeva con chi era. E dice che da grande vuole fare l’attore e il calciatore’, raccontano in casa Annibali. Che brividi per papà Fabrizio, che tra le prime parole pronunciate da neonato ha detto ‘Falcao!’. Una storia potente per l’incatenarsi delle congiunture favorevoli e arrivata al lieto fine. Un lieto fine non solo commovente ma anche ironico, perchè di fronte a Massimo c’era sempre e comunque Francesco Totti. Da un palleggio all’altro, il capitano non si è smentito: quando Massimo, impaurito dalla forza delle traiettorie impresse al pallone dalla bandiera della Roma, ha osato scostarsi, Totti con la consuetà ironia gli ha detto: ‘Ahò ma che fai, te scansi? Io all’età tua facevo sto lavoro per sette ore al giorno!’ e la risata scioglie la tensione.

Allora Massimo, motivato, ha cominciato a calciare più forte e ha spedito il pallone in un cortile accanto al set. ‘Bravo, però mo a vai a ripija tu’, gli ha detto Francesco, in un clima sacro, professionale e surreale. Totti è una persona spontanea, come spontaneo è stato l’ingresso del veliterno Massimo Annibali nel mondo del cinema.



