Rosso Sciamè, geometrie e simboli di un’arte intramontabile

Il “Rosso Sciamè” – così lo hanno battezzato i critici d’arte – è già una leggenda, ma tutti i quadri dell’artista siciliano trapiantato a Velletri hanno una peculiarità: quella di saper rapire chi li guarda, tra geometrismo, simbolismo, evocazione suggerita dai dettagli. La Mostra permanente che racchiude la collezione artistica, nel cuore del centro storico di Velletri, a due passi da Piazza Cairoli, è un’occasione per scoprire un punto di vista e una prospettiva dai colori vivi e dai significati sempre rigenerati e riadeguati al contesto storico.

DAL ROSSO AI PRESAGI

Si potrebbe cominciare, per descrivere questo viaggio, dalla fine: l’ultimo quadro si intitola infatti “Presagi” (2013) e può ben rimandare sia a un’idea di morte che a un’idea di guerra, contesti che vanno a braccetto e che coinvolgono l’individuo singolo che la collettività intera. Il quadro raffigura elementi bellici (un casco, una mascherina), il rosso è in primo piano sul pavimento che sconfina nelle nuvole tutt’altro che placide, anzi pronte alla tempesta. Vincenzo Sciamè nasce a Sambuca di Sicilia e inizia sin dal 1961 la sua attività artistica. Il rosso, colore complesso perché associabile all’amore, alla passione, ma anche al sangue o al magma, è diventato un segno di riconoscimento per l’artista che Velletri ha avuto l’onore di ospitare e apprezzare. Cappello, occhiali, occhi profondi: la figura di Vincenzo era rassicurante, al contrario dei suoi quadri che invece spiazzano e puntano a mettere in dubbio le certezze, a seminare interrogativi.

IL VERDE DEL BRADISISMO

Tra i cicli pittorici visitabili nella Mostra permanente di Velletri anche quelli del bradisismo, dove Sciamè immagina una Roma invasa dalle acque limacciose del Tevere, simbolo della corruzione. I principali monumenti sono dunque in procinto di affondare sotto il livello dell’acqua, in un processo talmente lento da apparire impercettibile e ineluttabile. Il colore predominante, in questo caso, non è il rosso ma il verde, con una tonalità estremamente particolare che accompagna la civiltà verso il suo declino. Tornando indietro nel tempo, nel ciclo “Finzioni di rossi silenzi” si ritrova un altro elemento interessante e caratteristico di molte opere: il pavimento, simbolo di prospettiva geometrica e al contempo palcoscenico della vita. Oltre di esso c’è sempre un orizzonte imperscrutabile, scrigno e culla delle tante domande che l’essere umano è costretto a porsi durante la propria esistenza spesso senza una risposta.

OMAGGI ALLA SICILIA

La mostra, sapientemente curata dalla moglie Mary Di Trapani Sciamè e dalla figlia Katy Sciamè, è in continuo divenire e si arricchisce spesso di nuovi quadri che vengono trasferiti dallo studio di Roma. Questa pittura dalla dimensione ciclica, che affronta innumerevoli altre tematiche oltre a quelle menzionate (degni di nota i lavori sul “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa o ispirati a Pirandello, in quello spirito di sicilianità che non mancava fra artisti e intellettuali), dà priorità al sentimento interiore e alla poesia, mantenendo sempre un che di lirico fra un ciclo e l’altro, fra un quadro e il successivo o il precedente. Tra i fruitori dell’arte di Sciamè anche Stefania Sandrelli: la grande attrice e icona della recitazione italiana si fece ritrarre dall’artista, a Roma, e oggi una copia di quel ritratto è conservata nella Mostra permanente di via Lanuvia a Velletri.

VISITARE LA MOSTRA

È impossibile sintetizzare in poche e fredde righe il percorso espositivo, molto denso e d’impatto, pensato nella Mostra sin dalla sala di ingresso. Bisogna osservarlo e viverlo, ascoltando dalla voce di Mary e Katy il racconto dell’amore per l’arte e per i suoi poteri che ha contraddistinto la vita di Vincenzo Sciamè. Per visitare la Collezione si può scrivere alla pagina facebook “Atelier Rosso Sciamè” e prendere un appuntamento, un invito che ci sentiamo di rivolgere agli amanti del bello che potranno scovare fra le pennellate di Sciamè qualcosa in cui identificarsi intimamente.

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