Quattro domande a… Shany Martin: “Roma ispira gli amori”

Shany Martin è ormai lanciato nella nuova esperienza artistica di “romano contRomano”. Il video lanciato sabato 6 novembre ha già riscontrato un vasto apprezzamento di pubblico, mentre l’attore, imitatore e musico veliterno prosegue le sue esperienze nel mondo della recitazione, sempre accompagnate da ironia e passione per il mestiere. In occasione di questa nuova avventura, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Shany: quattro chiacchiere per quattro domande, spaziando dalla musica all’amore per la romanità.

Sei alla continua ricerca di forme artistiche che testimoniano il tuo amore per Roma e per la romanità: quanta ispirazione trovi in questa ricerca? 

Roma ispira gli amori, i pensieri, le vite. Per chi ha la fortuna di avere una sensibilità artistica, tutto questo è oro colato. Semplicemente perché per chi riesce a guardarla più a fondo, Roma diventa un’amplificazione per i sentimenti. E allora ecco che tutto prende forma attraverso una canzone, una poesia, un film. E’ Roma che detta, la bravura di un artista si limita soltanto a saper “scrivere bene” ciò che lei suggerisce. Dopo tanti Sonetti e Poesie Romanesche ho scelto di sperimentare online la Musica “Popolare”, termine che ancora oggi, dopo tanti anni, viene spesso utilizzato per sminuire e mettere in cattiva ombra un genere musicale che è arrivato il momento di rivalutare. Torniamo a far rivivere un repertorio che ha fatto la storia del nostro territorio e non solo. 

La musica è un’esperienza diversa rispetto alla recitazione attoriale: quali stimoli ti dà e quanto sono differenti rispetto alla parte ‘teatrale’?

Sembra diversa ma non lo è affatto. La Musica è fatta di tempi, di dinamiche, di espressività, di toni e di intenzioni. Proprio come la Recitazione che, quando è buona, si accosta al termine “musicalità”. Mentre quando è pessima, fateci caso, si sente pronunciare la frase “quell’attore recita facendo la… cantilena!”. Persino nel ‘700 sono stati scritti dei trattati riguardo alla parentela stretta tra Musica e Recitazione, in cui si consigliava agli attori di avere un minimo di capacità musicali e ai musicisti di avere qualche nozione recitativa. Tutto serve a tutto! 

I brani popolari sono ancora, secondo te, l’unico veicolo di saggezza possibile?

Quel briciolo di saggezza che è rimasta nel nostro Paese non la troviamo soltanto nei Brani Popolari. Ma anche nei Detti, nei Proverbi, nelle espressioni del viso di chi appartiene ad una generazione passata. “Ritorniamo al passato… faremo un progresso!”, diceva Ettore Petrolini. Questo non vuol dire rinnegare i tempi moderni, significa soltanto creare un ponte per ricordarsi del passato affinché il presente ed il futuro possano essere più limpidi e chiari agli occhi di tutti noi.
Quanto è importante per un artista come te essere ancorato alle proprie radici? 

E’ importante a prescindere dall’attività che svolgo. Rispolverare di tanto in tanto il proprio “cordone ombelicale” serve prima di tutto a migliorare il nostro percorso di persone, di esseri umani. Significa restare lucidi e guardare alla vita apprezzando di più le cose belle che ci capitano e che non ci saremmo mai aspettati da bambini, credo. Poi, se questo riesce ad illuminare anche un percorso professionale o artistico, tanto di guadagnato. 

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