Mauro Nardini, libro-viaggio “dentro l’incubo” nella terra del sorriso

Nel luglio del 2007 un nostro concittadino, Nando Nardini, viene coinvolto in un caso giudiziario nella lontana Thailandia. Del caso inizialmente si sa poco, ma proprio l’impegno della sua famiglia e del fratello Mauro sarà decisivo per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Nel nuovissimo libro “Dentro l’incubo” (Arduino Sacco Editore), Mauro Nardini ripercorre la vicenda conclusasi con l’assoluzione di Nando nel 2013 in un’ottica che è ben spiegabile dalla metafora utilizzata nell’introduzione, quella del travaglio dell’ammalato e di chi lo assiste. Un punto di vista interno ed esterno allo stesso tempo, per denunciare un clamoroso errore giudiziario avvenuto nella “terra del sorriso”.

Di solito si chiede agli autori quanto sia difficile scrivere qualcosa di autobiografico. Questa vicenda ha coinvolto tuo fratello in prima persona, ma poi te e tutta la tua famiglia. Perché il desiderio di rimetterla in ordine per iscritto con questo libro?

Non è facile scrivere qualcosa di autobiografico, specie in una forma così privata. È importante dare una testimonianza di quello che è accaduto, perché altre persone ne possano fare tesoro e possano comprendere senza leggerezza cosa significhi incappare in questi problemi in un altro paese, dove non si hanno le garanzie che magari si avrebbero qui o in Europa. È importante che queste notizie vengano divulgate e ho voluto farlo con la stesura di questo libro, che è anche il mio primo.

Un aspetto particolare che emerge nei primi capitoli è quel senso di responsabilità frammisto alla paura che ha caratterizzato soprattutto il tuo primo viaggio verso la Thailandia, un viaggio affrontato senza sapere a cosa andavi incontro…

Le paure erano tante, non ero a conoscenza del problema. Sapevamo ci fosse qualcosa, quindi le idee che mi potevano passare per la testa erano tante. Mai avrei pensato a quello che è realmente accaduto. Pensavo più a problemi economici, forse al massimo di droga. Non avevo neanche tantissimi contatti con mio fratello in quel periodo. Mi sono passati nella testa tanti possibili motivi, sempre con l’ansia di sapere cosa Nando avesse “combinato”.

Che è successo a Nando?

Si intrecciano varie questioni. Nando era sposato con una donna, con la quale viveva in Thailandia ma poi il loro matrimonio è terminato. Quella donna, Lune, andò a vivere con un poliziotto tedesco in pensione, che aveva costruito una casa su un suo terreno con vincolo di usufrutto trentennale. Quando poi ebbe fine anche la loro storia, Lune non essendo ferrata nel diritto pensava di essere proprietaria di quella casa ma la giustizia diede ragione al tedesco e lei dovette andarsene via. Non rassegnata a questa decisione, cercò di convincere il tedesco e chiese aiuto a mio fratello affinché trovasse una persona che si interessasse alla vendita della casa per poi dividere i proventi il tedesco. L’operazione non andò a buon fine. Passato un anno, il tedesco venne ucciso con colpi di pistola da due persone a bordo di una moto. La nuova compagna del tedesco accusò subito Lune di essere la mandante perché aveva un movente valido: sarebbe entrata in possesso della casa. Fu prelevata e portata in questura. Il figlio di Lune e Nando, allora dodicenne, viveva con la madre e chiamò il padre informandolo. Allora Nando andò in questura, i poliziotti gli chiesero a che titolo fosse lì e si qualificò come “marito” non essendo ancora legalmente separato. Appreso che Nando era il marito, lo fermarono e lo accusarono di complicità nell’omicidio.

Mauro Nardini e il console Battaglino durante un convegno in Thailandia

Ruolo importante ebbe un particolare verbale…

L’ingenuità o stupidità di Lune la portò a pensare di poter risolvere tutto a tarallucci e vino con la polizia. Aveva promesso alla polizia che se fosse stata rilasciata, avrebbe venduto la casa e avrebbe dato una parte dei proventi ai poliziotti. La polizia aveva chiesto una confessione scritta a garanzia e lei convinse Nando a firmarla. Era in realtà solo un trucco per incriminarli.

Da qui cominciò un periodo durissimo, e Nando visse l’esperienza del carcere da innocente messo a dura prova a livello fisico e psicologico.

Inizialmente Nando è stato un mese e mezzo al carcere di Pattaya, fu poi scarcerato pagando una cauzione di cui s’era interessato un tizio in attesa del processo. Il mio primo impatto col carcere fu con il parlatoio, che era una bolgia. Quando chiamavano i visitatori dicevano il nome una volta sola e in modo poco comprensibile. Con una mancia al piantone si riusciva a non perdere il turno. Fu poi trasferito in un altro carcere, a Rayong, dove stavano detenuti a lungo termine. Lì c’erano condannati per reati gravi. Si viveva paradossalmente meglio, era gente che aveva disponibilità economica. Io ho cercato di alleviare il suo soggiorno fornendogli qualche comfort, nelle carceri thailandesi se non hai soldi non vivi beni, devi comprati anche la stuoia per dormire per terra.

Vi siete scontrati con molti sciacalli che hanno cercato di cavalcare la vostra disperazione per rubarvi qualche soldo.

Il mio problema era che non conoscevo niente di quella realtà e ho cercato di affidarmi alle persone che vivevano sul posto. Alcuni per mancanza di conoscenze mi hanno fuorviato in alcune scelte, anche in buona fede magari. Altre avevano promesso di aiutarci, di poterci risolvere il problema, ma cercavano solo di estorcere denaro da questa situazione. Ho anche sbagliato a fidarmi di un nostro connazionale che all’inizio sembrava persona capace, disponibile, onesta e si è infine rivelato una perdita di tempo e aveva millantato conoscenze che poi non aveva.

Nando Nardini e Mauro Nardini nel 2020 in Thailandia

Com’è stato il rapporto con le istituzioni?

Era un mondo a me sconosciuto anche questo. All’inizio l’ambasciata non sembrava molto interessarsi a questo caso, avendo migliaia di situazioni simili o quasi, ci trattava con scetticismo. Quando poi con la mia insistenza e caparbietà nel contattarli continuamente e dopo avere interessato i media nazionali la situazione è cambiata. Ho avuto un reale appoggio da parte del Ministero degli Esteri e dell’Ambasciata, che mi hanno aiutato supportandomi e consigliandomi.

Hai avuto nonostante tutto anche la capacità di vedere il bene e trarre qualcosa di positivo da una brutta storia. E lo testimonia la tua descrizione della Thailandia.

Lo ribadisco, la Thailandia è una terra meravigliosa e meravigliosa è la sua gente. Come tutti i paesi c’è il bello e il brutto, deve fare molti passi per lo stato di diritto ma ne ho apprezzato gentilezza delle persone, lo scorrere della vita in maniera tranquilla, la natura. Ho anche avuto la fortuna di incontrare la mia compagna attuale, conosciuta in quest’occasione. Mi ha supportato in maniera importante nella risoluzione di questo caso.

Post correlati