Era il 12 settembre 1990 quando Davide Cervia veniva rapito e sottratto alla sua vita e alla sua famiglia in circostanze misteriose dalle campagne di Velletri, in zona Colle dei Marmi. Una vicenda torbida e non priva di colpi di scena sulla quale non si è mai fatta veramente chiarezza e che a oltre trent’anni di distanza rappresenta una ferita aperta per ogni cittadino e per la comunità nonostante silenzi, omissioni, depistaggi.
UN ESPERTO DI GUERRE ELETTRONICHE
Davide Cervia è nato a Sanremo nel 1959. Perito elettronico, all’età di 19 anni si arruola e diventa sottufficiale degli addetti agli armamenti tecnologici della frega missilistica “Maestrale”. Acquisisce numerose competenze fondamentali per l’utilizzo di alcuni macchinari da guerra, tanto che la sua qualifica è di “esperto di guerre elettroniche”. Qualcuno, però, dopo la scomparsa tenterà di screditarne le doti professionali dipingendo Cervia come poco più che un elettricista mentre in realtà ha delle conoscenze che fanno gola a tantissimi, soprattutto in virtù delle guerre che proprio negli anni ’90 si sarebbero iniziate.

IL RAPIMENTO
Davide Cervia, però, non ha nessuna intenzione di fare il tecnico di guerre elettroniche. La sua priorità è la famiglia. Sposa Marisa Gentile e si trasferisce a Velletri, nelle campagne a Nord della città, insieme ai due figli piccoli. Lavora in un’azienda non lontano dalla città, ed è proprio sulla via del ritorno che viene sorpreso dai suoi rapitori che lo prelevano con la forza e lo sottraggono alla sua vita. Il rapimento ebbe diversi testimoni: un vicino di casa, poi fatto passare per miope. L’autista di un bus di linea, che si vide tagliare la strada dai rapitori. Eppure gli inquirenti propendono per un allontanamento volontario, tesi mai veramente credibile. La macchina verrà ritrovata mesi dopo da “Chi l’ha visto”, che inizia un’autentica battaglia al fianco della moglie alla ricerca della verità.
GLI AVVERTIMENTI
Nel frattempo la storia diviene piuttosto evidente: Davide aveva ricevuto avvertimenti. La macchina era andata a fuoco, lui appariva nervoso. A casa spesso arrivano telefonate mute. Sembra chiaro che le sue competenze servano a qualcuno per qualcosa di troppo grande. Marisa è una donna-coraggio e non si arrende: lotta contro tutto e tutti, non ci sta e ha ragione. Qualcosa si muove: ma fra promesse di riconciliazione, rivelazioni di mitomani e silenzi dello Stato tutti sembrano suggerire alla moglie di Cervia quello che anche una telefonata anonima le rivela: “lascia perdere perchè tanto non riuscirai a scoprire nulla”.

GLI INVITI A TACERE
L’offerta di un miliardo di lire per tacere viene rifiutata dalla famiglia, e resa pubblica. Lettere anonime, intanto, continuano a giungere a Velletri: si dice che Davide è in Libia, in Iraq, in Arabia. Segnalazioni che si alternano alle minacce, perchè Marisa Gentile non accenna ad affievolirsi. Il muro però è insormontabile, il Ministero della Difesa stenta persino a far chiarezza sulla qualifica effettiva di un suo uomo. Nel 1997 arriva una telefonata a casa: Marisa sente la voce di Davide, ma è una registrazione. Un cenno di vita dopo sette anni.
LO STATO COLPEVOLE
Con il passare del tempo, la storia pare più chiara: passa il messaggio che lo Stato ha venduto un suo uomo, contro la sua volontà, per i propri affari. Nel 2013 l’istruttore di Cervia dichiara che il suo allievo era uno dei massimi esperti in circolazione in merito ai sistemi d’arma. Negli ultimi anni degno di nota è il gesto del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta: la titolare del Ministero chiede scusa alla famiglia e consegna un simbolico risarcimento di un euro dopo la condanna ricevuta. Per la prima volta lo Stato ammette i suoi errori, ma sul destino di Cervia non c’è nessuna novità e poco dopo con il governo Conte II la Ministra Trenta non viene confermata.

TROPPE DOMANDE
Il tempo non può far passare nel dimenticatoio questa storia. Non deve assolutamente diminuire l’onda emotiva, lo sdegno, la rabbia. Davide Cervia poteva essere il padre o il marito o il fratello di ognuno di noi. Marisa Gentile e i suoi familiari proseguono nella campagna di sensibilizzazione, forse scoraggiati perchè dopo trent’anni è assurdo ricevere solo delusioni o finta solidarietà. Che fine ha fatto Cervia? Al di là della destinazione, sembra chiaro che sia servito per le sue competenze in qualche guerra. Potrebbe essere ancora sul fronte, costretto a fare corsi di aggiornamento per perfezionare le sue conoscenze ed essere al passo con i tempi. Oppure lo hanno ucciso dopo averlo utilizzato? O ancora gli hanno disegnato una nuova vita, dove rimane sotto osservazione, prigioniero o sotto minaccia? Se la dinamica è chiara e grave (rapimento di Stato, come dicono molti giornalisti che si sono occupati del caso), è fondamentale restituire la verità alla famiglia ma non solo. Lo si deve a tutte le persone oneste e perbene che non possono sopportare che esistano casi come quello di Cervia.



