“Il barbiere dello Stalag VI C”: presentato il libro di Paolo Angeloni

Nell’ambito delle iniziative relative al “Maggio dei libri”, si è svolta presso il Polo Espositivo “Juana Romani” la presentazione del libro di Paolo Angeloni, “Il barbiere dello Stalag VI C”. Lo scrittore veliterno, al suo terzo romanzo, è stato protagonista dell’evento organizzato da Unicoop Tirreno con la collaborazione dell’Associazione Memoria ‘900.

STORIA DI UN IMI

Quella del protagonista del romanzo, Aldo, è la storia di un IMI (internato militare italiano) che vive mille peripezie prima di far ritorno nella sua città, tra i suoi affetti, e riprendersi la propria vita messa a dura prova da paure, timori, sofferenze fisiche e psicologiche del campo di prigionia. Il protagonista, però, non è un personaggio immaginario bensì il papà dell’autore: spesso gli eroi si cercano nelle favole, nelle storie, o altrove e invece sono vicini a noi, sono nelle nostre famiglie. Con questo messaggio è iniziata una ricerca e a seguire una scrittura che hanno rappresentato per Paolo Angeloni una dura sfida, in un processo di riavvicinamento alla figura paterna, alla storia familiare e alle proprie radici. Un processo in qualche modo filtrato dalle letteratura, dato che la storia del soldato Aldo è assolutamente degna di essere raccontata nella forma-romanzo. Nel libro di Angeloni, come emerso dal dialogo dell’autore con il giornalista e scrittore Rocco Della Corte, c’è un po’ tutto: l’amore, per la donna che aspettava Aldo con trepidazione, cioè Iolanda; l’amicizia, con i rapporti umani stretti nella disavventura con Bruno, Salvatore, D’Agostino; la solidarietà, rappresentata dal tedesco Karl che cerca di aiutare gli internati; il terrore, proprio dei campi di prigionia. Aldo, con una sorta di intuizione, dichiara di essere un barbiere e si trova a fare barba e capelli a prigionieri e soldati. Questo mestiere, in realtà mai esercitato se non ai suoi fratelli, gli consente di avere delle bucce di patate e dei residui di rape da poter “degustare” con i suoi compagni. Una ricchezza non da poco, ottenuta col lavoro e frugando nella spazzatura dei comandanti del campo.

IL SENTIMENTO E LA SFUMATURA

Tanti i sentimenti accennati o raccontati, dalla speranza allo sconforto, dalla paura al coraggio. Modi di vivere e di affrontare la dura realtà che in fondo sono comuni a tutti, in quella tragedia collettiva e folle della guerra, ma al contempo incredibilmente unici e intimi, nonché portatori di sfumature che rendono ogni storia diversa dall’altra. Aldo, nell’incertezza del suo destino, si aggrappa a un simbolico astuccio che rappresenta gli affetti più cari e che non perde mai traendo da lì la forza per non cedere.

RACCONTARE PER RICORDARE

Il ritorno a casa, la normalità, la difficoltà di ricominciare e la paura di parlare di ciò che è stato: Angeloni ha costruito un parallelo con le celebri parole di Primo Levi, tra i più incisivi nello specificare come il timore di non essere creduti sia quasi peggiore di quello che nei campi di concentramento e di prigionia è accaduto. L’incontro, che nonostante un orario non proprio canonico come quello delle ore 16 ha richiamato una platea numerosa e attenta, si è concluso con i saluti di Silvia Galante di Unicoop Tirreno e con un delizioso buffet che ha accompagnato il firma-copie e le foto-ricordo.

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