La mostra sui “Costumi popolari degli abitanti della campagna romana”, tra stampe, quadri e documenti, è stata aperta per tre giornate alla Sala delle Lapidi in occasione della manifestazione internazionale del folklore che ha portato a Velletri centinaia di persone tra artisti e turisti. L’ideatore e curatore della mostra, dottor Umberto Savo, ha potuto così presentare un lavoro importante e ben fatto che indaga nel passato, nelle abitudini e nei costumi della nostra terra.
I costumi popolari degli abitanti della campagna romana -che orientativamente veniva considerata dall’età medioevale in poi come quell’area che dalla pianura che circonda Roma fino al mar Tirreno, dai rilievi dei monti della Tolfa, dai Tiburtini, Prenestini e dai Colli Albani fino al promontorio del Circeo ed al Lazio meridionale- erano diversi per materiali e forme, fogge e colori e caratterizzavano una determinata comunità.

LE EVOLUZIONI DEL VESTIARIO
Gli abiti usati dal popolo erano differenti dall’abbigliamento delle classi più agiate, quali la borghesia e la nobiltà, quest’ultime sempre attente al modo di vestire alla francese e all’inglese. Da sempre i braccianti e gli artigiani indossavano vestiti piuttosto poveri nella manifattura; solamente dalla seconda metà del XVIII secolo, con il mutamento delle condizioni economiche delle classi sociali più basse, con l’aumento degli scambi commerciali e con una rinnovata spinta dell’industria tessile, si assistette a una evoluzione del vestiario popolare generalmente utilizzato in occasioni di cerimonie religiose e pubbliche particolari, quali le feste paesane e le ottobrate.
LE DIFFERENZE GEOGRAFICHE
Considerando il costume popolare laziale nel suo insieme, si notano delle differenze tra i paesi dell’area considerata; questi cambiamenti erano determinati dalle differenti situazioni culturali, sociali ed economiche vissute dai suoi abitanti. Diverso, ad esempio, è l’abito di Nettuno, di origine saracena, dagli abiti indossati delle contadine dei paesi ciociari con la veste di lana decorati con motivi geometrici colorati e diverso dagli abiti in uso nei centri dei colli Albani e Tiburtini.
L’emigrazione ha influito notevolmente nel contesto economico e sociale del tempo nel Lazio meridionale: emblematico è il caso del forte flusso dei lavoratori che dalla Ciociaria dal XVI secolo in poi, ha portato persone con la loro cultura, le loro abitudini e il loro modo di vestire caratteristico dalla zona di appartenenza fino alla città di Roma e ai territori limitrofi.

IL VESTIARIO E L’ARTE
Da allora anche gli artisti sia italiani che stranieri vennero incuriositi dal vestiario variopinto e caratteristico del popolo laziale che incominciarono a rappresentare nelle le loro opere: emblematico è il caso di Bartolomeo Pinelli (Roma 1781-ivi 1835), artista dagli esordi vicino al Neoclassico, che successivamente inizia a rappresentare la vita quotidiana del tempo e i tipi più caratteristici del popolo romano, dando alla stampe raccolte di incisioni di costumi laziali e di pastori che suonano la zampogna nei paesi intorno a Roma. Tutti i pittori stranieri, che si sono formati a Roma e in Italia -allora patria assoluta delle arti e indispensabile percorso iniziatico di ogni artista vissuti nel Bel Paese a partire dalla fine del Settecento in poi -hanno riprodotto le celebri contadine nei loro abiti pittoreschi conosciute a Roma o in qualche paese della campagna romana oppure arroccato nella quiete dei monti delle vicinanze di Roma.
L’ESEMPIO DI LOUIS LEOPOLD ROBERT
Esempio su tutti, il pittore svizzero Louis Leopold Robert, allievo del grande maestro David, che dopo il premio al Prix de Rome per l’incisione nel 1814, decide di trasferirsi in Italia dove dipinse quadri intensi di briganti e di contadine in abito caratteristico. L’opera che lo rese famoso fu il quadro “L’arrivo dei mietitori nelle Paludi Pontine” ora al museo del Louvre. Nella esposizione viene presentata una incisione dove l’artista dipinge la scena nella quale i mietitori danzanti accompagnano un carro che trasporta dei popolani trainato dai buoi.

SAGGIO SULLA BELLEZZA
In questa mostra di disegni, stampe, documenti e quadri ad olio, realizzata a margine della bellissima manifestazione “Giornate del Folklore Internazionale- Memorial Giovanni Ponzo”, giunta alla 14° edizione e organizzata magistralmente da Sabina Ponzo, figlia dell’amico e grande uomo di cultura Giovanni, ideatore della manifestazione e fondatore del gruppo folkloristico “’O Stazzo”, si è voluto dare un piccolo saggio sulla bellezza delle tante opere prodotte nel corso del tempo dagli innumerevoli artisti di tutto il mondo che, con gli occhi magnificati dalla bellezza delle donne nei loro abiti e dall’eleganza dei movimenti delle danze popolari, sono stati attratti dai luoghi e dai loro pittoreschi abitanti.



