Eucarestia, penitenza e vestito bianco

PREMESSA  – Un cattolico praticante aveva lanciato una provocazione a proposito del sacramento della penitenza. Asseriva che ormai tanti fedeli si accostano alla comunione senza prima essersi riconciliati attraverso la mediazione del Presbitero. “Oggi, diceva, puntualmente questa mediazione viene saltata, privilegiando il rapporto diretto con Dio”.

20 luglio 1999

Volete conoscere il mio pensiero e la mia esperienza?

Molto dipende da come io, pastore, considero le pecorelle e dal tipo di rapporto che instauro con loro. Mi chiedo: sono un loro amico, concedendo fiducia o, non fidandomi, preferisco essere il loro guardiano?

Quando queste pecorelle si accostano alla comunione, le penso sempre in Grazia di Dio. Perciò, in prossimità del momento della comunione, evito di dire: “Chi non si è confessato non venga a prendere l’ostia!”.

Un conto è consigliare la confessione anche per i piccoli peccati, altra cosa è renderla obbligatoria comunque, ogni qualvolta ci si comunica. Molti bambini e adulti pensano che debba essere così, perciò spesso, pur essendo in grazia di Dio, non si comunicano.

Il sacerdote che celebra tutti i giorni, suppongo non si confessi quotidianamente!… Il primo problema che mi si presenta, perciò, è quello di stabilire una giusta relazione tra penitenza e eucarestia. Porto due esempi.

Sabato scorso, alla sera, otto bambini hanno fatto la prima comunione. Al momento dell’omelia ho dato un’occhiata al gruppo dei genitori. Una mamma indossava un vestito bianco.

– Perché l’abito bianco quasi da prima comunione, signora?

– Questa sera faccio la mia prima vera comunione. Nel preparare la mia bambina, finalmente ho capito cosa significa ricevere l’ostia!.

E nel dialogo, che si era fatto interessante, è venuta fuori anche la confessione. Lei, che ha preso parte alla Catechesi Familiare, dice di essersi confessata ogni volta che ha partecipato agli incontri, perché ogni volta si è confrontata con gli altri genitori, col vangelo e con il sacerdote che era lì presente.

– Ho riscoperto il valore della correzione fraterna che per me è più importante di un semplice parlare con un prete.

– Ora sei tranquilla con la tua coscienza?

– Tranquillissima.

Nell’emozione generale col suo abito bianco e con la sua coscienza serena si è inserita tra i bambini e ha fatto la sua vera prima comunione.

La domenica precedente a questo sabato, faceva la prima comunione un altro gruppo di frugoletti. Due giorni prima una delle bambine, dopo un dialogo fatto con i genitori, era venuta preoccupata a chiedermi: “Cosa posso fare perché anche papà riceva la comunione con me?”.

Quel papà aveva frequentato regolarmente gli incontri. Era felice di far fare la prima comunione alla figlia, però lui aveva mantenuto una posizione distaccata e, in una lettera privata, me ne aveva dato i motivi.  Alla bambina chiesi:

– Papà ti vuole bene?

– Sì, tanto!

– Non ti preoccupare allora! Anche papà farà la comunione con te, ma a modo suo.

Fino all’ultimo momento sperai che quel signore facesse realmente la comunione. Non fu così: non si sentiva in pace, non con la sua coscienza, ma con gli uomini di chiesa.

Prima di concludere la messa ho fatto venire sull’altare la bambina. Nessuno sapeva del nostro dialogo precedente…

– Allora papà ha fatto la comunione?

– Sì, nel suo cuore.

Mentre si concludeva il rito e il canto finale rendeva grazie al Signore, papà e figlia erano già un tutt’uno nell’abbraccio…

***

Raccontai queste  due esperienze senza alcuna intenzione di pormi come maestro. Mi chiesi e intendevo chiedere soltanto dove fosse la confessione, dove l’eucarestia… dove il mediatore.

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