Ecomuseo e scuola di territorio, parola a Silvia Sfrecola Romani

 Le iniziative non mancano, le idee neppure. L’Ecomuseo della Terra Amena è ormai una realtà in crescita ed espansione, con una mission ben precisa che passa attraverso i progetti e gli eventi. L’ultimo in ordine di tempo è datato 13 novembre, quando in Sala Tersicore studenti e docenti si sono ritrovati per andare “A scuola di territorio”. Di questo e di altro abbiamo parlato con la dottoressa Silvia Sfrecola Romani, andando ad approfondire le attività svolte e quelle in itinere.

“A scuola di Territorio” è un progetto ambizioso che ha visto la partecipazione di studenti e docenti sabato scorso alla Sala Tersicore: com’è andata e quali sono stati i risultati dell’incontro?

I nostri progetti sono sempre definiti “ambiziosi”. Mi chiedo se con questo se ne vuole sottolineare l’ottimismo o la presunzione. Diciamo che sicuramente prevale l’ottimismo altrimenti avremmo già smesso di organizzare attività su un territorio meraviglioso in cui manca completamente una regia (istituzionale) e tutto è lasciato all’iniziativa privata che, come è noto, non ha una grande propensione per la rete. Quanto a presunzione, se me lo consente, la sostituirei con visione. I progetti dell’Associazione L’Orto del Pellegrino e dell’Ecomuseo della terra amena che lo ha istituito con riconoscimento della Regione Lazio (r.r.20/2020) sono prima di tutto visionari ma non folli: questo perché abbiamo fatto dell’immaginazione un nostro alleato e ci piace pensare a presenti possibili e futuri reali. Il passato è importante ma non basta rimpiangere i bei tempi andati. Le cartoline di Velletri com’era mettiamole in mostra. La progettualità conserva la memoria ma deve accendere nuove scintille, tracciare nuove strade, costruire nuove chiavi interpretative del presente. I più parlano sempre di passato perché erano giovani e tutto sembrava più bello o di futuro perché non ci saranno e quindi chissà ma l’hic et nunc “il qui ed ora” conta altrettanto. Esiste un durante, che è quello della nostra vita, altrettanto importante come il futuro dei nostri figli, nipoti e discendenti. Tornando all’incontro è andato bene anche se ci saremmo aspettati una maggiore partecipazione. “A scuola di territorio” ha avuto una lunga gestazione. E’ nato perché un giorno ci siamo chiesti se e come il territorio sarebbe potuto diventare attraente per i bambini ed i ragazzi. Abbiamo subito pensato ad un’operazione di storytelling ed il primo risultato è stato Velletri Story Toon, un’animazione che racconta la storia di Velletri ai bambini con le modalità dell’edutainment ovvero educare divertendo. Il video è disponibile gratuitamente su Youtube e sta per diventare un libro per le scuole. In una prospettiva ecomuseale, abbiamo quindi fatto un appello ai cantastorie della terra: produttori, artisti, imprenditori, piccoli proprietari di orti, vigne o giardini, associazioni, ognuno con la sua versione dei fatti ed una personale prospettiva narrativa. Il senso del progetto che prevede visite guidate ed attività laboratoriali tra campagna e centro storico è nel dialogo, nello scambio di esperienze, nell’approccio caleidoscopico e plurilaterale alla conoscenza del territorio, non nella singola attività tout court. Non è stato facile costruire ed alimentare la rete collaborativa. Ma ci stiamo provando.


Qual è stata la risposta delle istituzioni ad un progetto dai così nobili fini?

Diciamo che non ci sono risposte istituzionali. Se si eccettuano alcuni assessori che si sono dimostrati personalmente interessati e disponibili, non abbiamo alcun feedback. Si va dall’ignorarci al far finta di niente. Se si tratta di chiedere la disponibilità di una sala come è appena successo per l’evento del 13 novembre “Educare al territorio” o della concessione di un patrocinio gratuito non abbiamo problemi.. ma That’s all folks direbbero i Looney Tunes. Il cambiamento è un azzardo. La logica del “Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla” ovvero crogiolarsi nell’ideologia del cambiamento mantenendo lo status quo non ci appartiene. Noi vogliamo veramente agire sul territorio a partire dall’educazione e lo possiamo fare con competenza poiché ci occupiamo di didattica scientifica dal 2009. A Velletri ci ricordano per Babycampus Edutainment e La piazza dei bambini ma con Supermercato Educato, Scuole in Farmacia, La festa del Pi greco,Viaggio al centro della terra abbiamo raggiunto più di 60.000 bambini nelle scuole italiane, da Rivolta d’Adda a Catania, da Milano a Roma, Torino, Pescara, Bari). Purtroppo la pandemia ci ha fermato ma, ad un tempo, ci ha offerto la possibilità di guardare dalla finestra e scoprire quella prossimità di cui oggi si parla tanto e che sempre più è al centro della nostra attività. Così è nato l’Ecomuseo, istituito dall’Associazione L’Orto del pellegrino che già dal 2017 aveva dato inizio ad un progetto di recupero e rigenerazione urbana nel centro storico di Velletri. Il nostro claim è “Scopri la meraviglia a km.0”

Tutti gli eventi proposti dall’Ecomuseo della Terra Amena sono caratterizzati da un’attenzione particolare alle peculiarità del territorio e alle specifiche discipline artistiche: è successo con la letteratura, con l’arte, ora con la birra. Come si costruisce la linea d’azione di un simile Museo?

Un Ecomuseo è un museo della conoscenza. Non è il pane ma è “il saper fare il pane “. E questo “saper fare” per quanto ci si sforzi non può essere identico a 300 anni fa perché cambiano le circostanze, il contesto, le materie prime, la normativa di riferimento, il disciplinare di produzione, i destinatari, la prospettiva…In un progetto di tutela identitaria bisogna trovare una strada che pur non disconoscendo il passato, viva nel presente e costruisca il futuro. Un Ecomuseo non tutela il territorio (per quello ci sono le autorità competenti) ma l’identità del territorio che non può esaurirsi solo nell’olio o nel vino, nella camelia o nella torre trecentesca, nel dialetto o nella Pallade ma è quell’insieme unico ed irripetibile (e sottolineo irripetibile) di combinazioni di saperi, passati, presenti e futuri. In questa visione il saper fare l’olio vale quanto la Croce veliterna ed il saper costruire una botte di legno quanto la Torre trecentesca. La birra, così come le aziende agricole virtuose, biologiche, sinergiche, naturali, sempre più diffuse a Velletri, sono una realtà nuova ma legittimata a pieno nel raccontare il territorio perché portatori di nuove modalità di approccio alla terra. Penso naturalmente a L’Orto del Pellegrino nel centro storico di Velletri che parla la lingua delle erbe dei semplici e degli animali fantastici (tra cui lindico appena inaugurato), ma anche ad Arte nell’Orto di Claudio Marini o Casa Penn di Vincenzo Pennacchi, veri musei a cielo aperto, che hanno arricchito la campagna veliterna di una nuova prospettiva dell’arte contemporanea. 

Pensa che la cittadinanza abbia compreso appieno lo spirito del progetto? Ci sono margini di crescita?

Comincio dalla seconda domanda: assolutamente SI’! I margini di crescita ci sono eccome. Soprattutto in un momento come questo in cui si cercano esperienze all’aperto, sicure, contenute. Gli Ecomusei sono una realtà. Esiste un coordinamento nazionale (di cui l’Ecomuseo di Velletri fa parte insieme ad altri 300 Ecomusei del paesaggio italiani) ed è chiaro che le prospettive anche lavorative in un Paese come l’Italia, che ha uno dei paesaggi naturali e culturali più belli del mondo, sono interessanti. E lo sono anche per le economie locali perché valorizzano, mettono in rete, danno valore. Ma serve una regia. Noi dell’Ecomuseo siamo disposti a dare una mano. Questo progetto richiede tempo, risorse umane ed economiche. Credo che l’ostacolo più grande sia superare la diffidenza verso iniziative nuove come questa. Ad esempio abbiamo portato a Velletri e Lariano la SOUx La Scuola di Architettura per bambini, un progetto internazionale per il quale siamo andati a formarci direttamente a Favara con il team di Farm Cultural Park. Lo sa che quella di Velletri-Lariano è l’unica sede in Italia che non è partita avendo pochissimi iscritti? Certo potrebbe esser ambizioso  o presuntuoso o ottimista o visionario parlare di una scuola di architettura per bambini eppure si tratta di un progetto che è partito a Firenze come a Nova Feltria, a Ostuni come ad Asti, in grandi e piccoli centri. Ma qui non decolla. La collaborazione non funziona perché l’altro resta altro ed il suo fallimento è la mia vittoria. Sento spesso dire “stemo a Velletri” (corregga il mio dialetto se baglio) ma è ora di dire basta a questo atteggiamento di chi si stringe nelle spalle perché le cose non possono cambiare… Non siamo ad Acitrezza! Velletri deve e sottolineo deve essere consapevole della propria storia ed imparare a rileggerla con un approccio contemporaneo, lucido, intraprendente ma ad un tempo collaborativo, aperto, fiducioso. E così rispondo anche alla sua prima domanda. Non credo che i cittadini abbiano compreso le potenzialità del progetto Ecomuseale ma forse dipende anche da noi. Evidentemente abbiamo delle pecche nella comunicazione ma non le nascondo che è difficile perfino trovare un affiancamento. Le agenzie ci propongono le immagini coordinate logo/bigliettodavisita/carta intestata. Questo sottolinea la difficoltà di comunicazione di un’operazione di riappropriazione identitaria che non passa attraverso recinzioni reali o ideologiche ma opportunità concrete ed ideative e richiede una visione completamente nuova, nuovi strumenti e nuovi obiettivi. 

Qual è l’ostacolo maggiore che incontra nel programmare, insieme al suo staff, e realizzare le iniziative? 

Superare la diffidenza ed a volte la presunzione di sapere. Le faccio un esempio: se organizziamo un evento sull’olio in un’azienda agricola a Velletri, i veliterni non partecipano perché l’olio lo sanno già fare o hanno il nonno, lo zio, il cugino che lo fa. Fermo restando che non si finisce mai di imparare, nello specifico di un evento sull’olio, noi affrontiamo anche argomenti relativi alle produzioni intensive, alle alternative sostenibili, alla necessità di un nuovo approccio alla terra e così via. Gli incontri sono sempre a cura di personale tecnico-scientifico qualificato ed il fatto che sia di Velletri non lo scredita ma aggiunge valore. La conoscenza è confronto e relazione, non può essere autoreferenziale, limitata e limitante. Deve essere alimentata e condivisa. Solo così diventa uno strumento di tutela, promozione e valorizzazione del territorio ma anche il primo passo per essere cittadini liberi e consapevoli. Velletri potrebbe diventare (perché non lo è) un polo culturale attraente ed attivare economie locali qualora si convogliassero le idee, le proposte, le risorse verso una progettazione culturale integrata.

Cosa si intende per “educazione permanente” al territorio?  

È importante convincersi che i cittadini ed i residenti siano portatori di cultura esattamente come i monumenti, le piazze, le opere d’arte. Un’educazione al territorio passa per le scuole attraverso progetti che coordinino le proposte perché un territorio ha bisogno di innumerevoli punti di vista per essere conosciuto, compreso, rispettato e perfino vissuto. Ecco perché l’Ecomuseo della terra amena si è fatto portatore del progetto “A scuola di territorio” in collaborazione con associazioni come il GAV, aziende agricole virtuose, il Museo Diocesano, case-studio e residenze d’artista, la SouxLariano Scuola di Architettura per bambini. Alcune scuole hanno risposto, qualcun’altra ha preso contatto direttamente con le associazioni o le aziende o i musei dei circuito, forse non comprendendo appieno il senso di un progetto strutturato come un anno accademico, 4 percorsi per 4 approcci differenziati (centro storico, natura e prodotti tipici, folklore e tradizione, arte contemporanea) che confluiscono nella mappa di comunità. Ma non importa, abbiamo cominciato a piantare semi di comunità ed abbiamo i primi germogli. Toccherà innaffiarli e prendersene cura per evitare, come in quelle operazioni di piantumazione mediatica, che quei giovani arbusti, a telecamere spente, muoiano nell’indifferenza generale.

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