Venerdì 29 aprile, alle ore 21, il teatro Artemisio-Volontè di Velletri accoglierà la musica e la poesia di Fabrizio De André. Parole e musica del grande maestro genovese, patrimonio dell’umanità, tramite l’interpretazione di due gruppi di musicisti di assoluto valore che daranno una connotazione attuale e contemporanea al verbo di Faber. Abbiamo ascoltato Graziano Cedroni, noto musicista e ideatore del progetto, per saperne di più in attesa del grande evento (biglietti disponibili qui: https://www.vivaticket.com/it/biglietto/la-buona-novella/154927).
Il testamento di Faber, i Big Cedars, Francesca Ciampa, Emanuela Bauco, Marica Mastromarino presentano “La buona novella” … qual è la buona novella che si può condividere con il pubblico oggi?
“La buona novella” è un album del 1970, era nata come un’allegoria, come una provocazione. De André come sappiamo trasse ispirazione dai vangeli apocrifi (falsi, segreti) e fu il suo modo per dissentire, per smuovere le coscienze e l’arte deve smuovere, colpire, gli animi. “La Buona novella” è un capolavoro e come tale universale per questo in grado di parlare anche ad un pubblico del ventunesimo secolo. Siamo sopraffatti dal male, dalla guerra…
Avete previsto delle incursioni poetiche: perché?
Perché volevamo creare dei piccoli terremoti che fungessero da dialogo con i testi di Faber
Faber è più poeta o più filosofo?
Difficile distinguere tra queste due sue peculiarità
Per chi fa della musica il suo mestiere, De André è una sorta di angelo-guida o piuttosto un protettore?
Io direi piuttosto una fonte di ispirazione
Tra i testi che inserirete nello spettacolo un grande maestro della letteratura mondiale come Shakespeare… che abbinamento è Shakespeare/Faber?
Perché la drammaturgia viaggia per immagini e suggestioni.

E poi c’è il grande maestro a cui Velletri ha l’onore di aver dato i natali, cioè Aurelio Picca
Aurelio inizialmente doveva prendere parte allo spettacolo, Il progetto era nato nel 2020 è stato fermato come tutto dal COVID. Il testo di Aurelio parla di Maria e ci era parso un contrappunto perfetto alle parole di Faber.
Il testo che ti ha fatto innamorare di Faber e perché.
Ognuno di noi attribuisce ad una canzone un momento della propria vita. Io ho sempre amato la musica d’autore italiana, in particolare quella che ha raccontato le vicende degli “ultimi” … Ma un brano più degli altri mi ha avvicinato a Faber, “Il suonatore Jones”. Colui che morì in totale povertà, fiero di preferire la libertà musicale alle ambizioni e al denaro. Con questo brano, tra l’altro, conobbi mia moglie Cristina. Lo suonammo insieme nel 2003 in un omaggio a Fabrizio. Ci tengo a precisare, che questa rappresentazione, non sarà una cover ma la nostra BUONA NOVELLA.
Qual è la scintilla che ha fatto nascere questo progetto artistico-culturale?
Quando decisi di portare in scena “la Buona Novella”, il direttore artistico del Teatro Artemisio e della FondArC era Claudio Maria Micheli. A lui feci la proposta che sposò in pieno. Avremmo dovuto fare una coproduzione. Poi le sue dimissioni, per i motivi che tutti sanno. Al che, insieme ai miei compagni di viaggio, decisi comunque di portare avanti il progetto, contro la bufera che ci fu in fondazione, contro il Covid-19 e contro la situazione che si paventa oggi. Il mondo ha bisogno di “bellezza” e noi, nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo, cercando di fare del nostro meglio.
L’evento è una specie di convergenza di diverse arti: musica, poesia, letteratura, drammaturgia, recitazione?
In realtà il teatro è o dovrebbe essere tutte queste cose insieme.
I ringraziamenti doverosi per un progetto simile vanno a tutti coloro che l’hanno reso possibile.
Ai Big Cedars, a Francesca Ciampa, a Il Testamento di Faber, ad Emanuela Bauco, a Marica Mastromarino, ad Alfa Music Service, a Francesco de Laurentis, ad Aurelio Picca, a Claudio Maria Micheli. Ma soprattutto a Faber.



