Carlo Mucari racconta Califano: “Era proprio un ‘poeta saltimbanco’”

Sabato 18 settembre, alle ore 21.00, in Auditorium alla Casa delle Culture e della Musica, torna il “Califfo” protagonista di una serata di teatro-canzone con l’attore Carlo Mucari. Per la regia di Francesco Vergovich e con Giulia Orlandi alla voce, Gianni Ferretti alle tastiere e Fabio Massimo Forzato alle luci e ai suoni andrà in scena lo spettacolo “L’impossibile fino alla fine. Pallide memorie di un amante di valore”. L’evento è organizzato da FONDARC, Colle Ionci e Radio Radio e ideato da Carlo Mucari, che abbiamo intervistato per saperne di più su questo omaggio al Maestro Califano.

Torna l’omaggio a Franco Califano: come ti sei avvicinato a questo personaggio? Lo hai conosciuto?

L’ho incontrato più volte e sono stato a casa sua più volte. Ho sempre subito il fascino delle sue canzoni, ciò che scriveva lo sentivo giusto per me. Ho cominciato ad amarlo appena è diventato famoso, e dato che anch’io scrivevo testi e poesie, gli ho fatto anche sentire qualche pezzo quando stava a Roma, in via Sisto IV. È stato lui a mettermi la pulce nell’orecchio per continuare a suonare…

La formula che hai scelto è quella del teatro-canzone: perché?

Credo sia più appropriato a me. Avevo già avuto un’esperienza con un soggetto su Rino Gaetano, poi mi sono letteralmente cucito addosso lo spettacolo “Er gigante. La malinconia di un tempo piccolo”, titolo tratto da tre canzoni di Califano. Lo spettacolo è legato dalle canzoni e dai monologhi. In questo ci sono tante delle canzoni che aveva scritto per Mina.

È praticamente un esordio quello di Velletri?

Praticamente sì, siamo andati in scena solo un paio di volte e poi la pandemia ha fermato tutto. È emozionante cominciare da Velletri, spero che la città apprezzi un personaggio di questo tipo nel modo in cui lo raccontiamo.

Califano aveva legami con Velletri?

Sì, c’era stato varie volte. Ho anche delle foto con lui in occasione di un evento, a Piazza Metabo, insieme a Livio Chiominto e Claudio Falco. Aveva tanti amici a Velletri e in generale in tutti i Castelli, zona a cui era legatissimo.

Chi ti accompagna in questa narrazione cantata?

Giulia Orlandi, la voce femminile, soprattutto per i pezzi di Mina. È una bravissima cantante, anche lei veliterna. Poi Gianni Ferretti, maestro alle tastiere, e Fabio Massimo Forzato, per luci e suoni. La regia è di Francesco Vergovich di Radio Radio. Ringrazio anche Claudio Micheli per la FONDARC e Valeriano Bottini per l’Associazione Colle Ionci per il sostegno.

Qual è il leitmotiv dello spettacolo?

Ho cercato di legare il tutto facendo emergere quel filo sottile che unisce tutte le canzoni. Spero che la gente riesca a seguire, ci sono canzoni meno conosciute ma intense e importanti. Facciamo conoscere degli aspetti un po’ più di nicchia. A differenza delle altre cover, vorrei distaccarmi e voglio raccontare Califano in un percorso che lo faccia conoscere. Spero che gli spettatori si sentano avvolti in un’emozione diversa. “Impossibile fino alla fine”, “Pallide memorie” e “Un amante di valore” raccontano delle filosofie di vita. Franco Califano era proprio un poeta saltimbanco.

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