L’Orchestra del Paese Immobile: cultura in musica per Velletri

Il concerto dell’Orchestra del Paese Immobile di sabato 19 marzo al Teatro Artemisio “Gian Maria Volonté” è stato uno degli eventi più interessanti, intelligenti e coinvolgenti a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi nel panorama artistico non solo locale.

Matteo Scannicchio ha musicato (anzi: orchestrato) e portato in scena alcuni testi in dialetto velletrano, editi e inediti, di Roberto Zaccagnini. Roberto Zaccagnini è libraio e prolifico autore in versi e in prosa, profondo conoscitore e divulgatore della storia e delle tradizioni popolari e culturali della nostra città. Talvolta si è prestato a letture pubbliche delle sue opere, occasioni nelle quali si è dimostrato anche interprete carismatico e divertente.

Tra i tanti, Matteo Scannicchio e Augusto Pallocca hanno selezionato testi molto diversi tra loro. Alcuni, potremmo dire, sono d’ispirazione bucolica: tratteggiano a pennellate ora più forti ora più delicate scene di vita in campagna e alcuni paesaggi delle contrade di Velletri (“Comme finisce l’incantesimo” e “Certe specie de rimore”), altri richiamano storie (“E’ scalette d’’i struppi”) e tradizioni locali che strizzano l’occhio alla magia popolare (“L’indico”). Altre ancora sono di taglio più intimistico, riflessivo, talvolta (auto)biografico (“’O ggiro a camposanto”, “Contro ‘a nostrargia”). Alcune, poi, descrivono scenette di paese, incedendo nel moralismo (“Microbo o moschino”) oppure richiamando la farsa teatrale italiana (“Quiete in famiglia”) o ancora certi chansonniers (“Vedi si tte capisce” non può non far pensare al Gorilla di Brassens e di De André). Generi e ispirazioni che si mescolano e che ovunque devono fare i conti con il gusto per la battuta comica, per il finale ridicolo della barzelletta, che in un lampo rovescia sensi e sentimenti attentamente costruiti fino a quel momento (di nuovo “Callodemaggio”, “Certe specie de rimore”, “Comme finisce l’incantesimo”, “L’indico” e “Vedi si tte capisce”). A metà del concerto Roberto Zaccagnini è stato letteralmente spinto sul palco e, nel ringraziare i musicisti, ha dichiarato di aver sempre pensato a quei testi come a “fregnacce” (“Novine de cocozza” è il titolo di una raccolta in cui alcuni sono stati già pubblicati).

Premesso che la barzelletta a l’umorismo sono cose “serissime” (specie per chi abita a Velletri, città d’adozione di Achille Campanile), nei versi di Zac c’è molto più di questo. Lo sa bene lo stesso autore, il quale almeno in un’altra occasione di pubblica lettura (quasi vent’anni fa) già si era dichiarato stupito che qualcuno potesse trovarci di più di battute salaci. Lo ha ben capito Matteo Scannicchio, il quale ha voluto circondare quei testi di una dimensione orchestrale e plurale, per diversi profili.

In primo luogo perché nel corso del concerto suoni e voci sono cambiate più volte. Decine di validissimi concertisti hanno accompagnato la voce di Martina Cori, che si è distinta per personalità timbrica e doti d’interpretazione. In alcuni brani, poi, è entrato in scena un coro di voci maschili e femminili che sembrava rappresentare la gente di paese nel dialogo con il protagonista della scena. Nell’intermezzo, infine, ha partecipato all’esecuzione anche la Banda Città di Velletri Umberto Cavola, arricchendo ancora di più la scena. Un momento particolare è stato dedicato a Roberto Zaccagnini, accompagnato dal solo Matteo Scannicchio alle tastiere.

La pluralità dei sensi nascosti nei testi è stata valorizzata anche in una diversa prospettiva. La musica dell’Orchestra, infatti, ha variato temi e impronte melodiche e ritmiche, spaziando dal folk alla musica popolare fino addirittura al velocissimo rap di Augusto Aku Pallocca in “Callodemaggio”. Un’operazione di continua riorganizzazione delle strutture musicali perfettamente riuscita. La risposta del pubblico è stata molto intensa, come ha dimostrato un teatro pienissimo che ha partecipato all’evento non solo applaudendo senza risparmio, ma anche cantando il ritornello de “L’indico” o accompagnando i brani seguendo l’hand clapping lanciato dal coro. L’apprezzamento si è riversato sui social, dove sono rimbalzati clip e istantanee della serata con commenti di sincera ammirazione misti a un certo orgoglio di appartenenza alla comunità cittadina, sentimenti che condividiamo pienamente.

Un evento che non vediamo l’ora di rivivere e riscoprire, magari già quest’estate, magari in una piazza. La cornice teatrale è stata emozionante, ma ancor più lo sarebbe uno spazio aperto di Velletri, che è stata la vera protagonista della serata. E da protagonista, può ambire anche ad uscire dai propri confini, per essere apprezzata e conosciuta con la sua cultura anche altrove.

Patrizio D’Andrea

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