La Velletri calcistica guarda con “invidia” al borgo di Monterosi: 4000 abitanti e Serie C

Domenica scorsa è stata una giornata storica per lo splendido e suggestivo borgo di Monterosi, poco più di 4500 abitanti in provincia di Viterbo. Che la Tuscia sia piena di sorprese (e spesso meta di viaggi mordi e fuggi anche da parte di tanti veliterni) è cosa nota, ma vedere un paesino che fino a qualche anno fa navigava in Eccellenza e Promozione scontrandosi sovente con la Vjs Velletri approdare in Serie C è davvero tanta roba.

Merito di una grande squadra, guidata peraltro dal capitano Andrea Costantini, forte giocatore di Giulianello e con trascorsi in maglia rossonera sponda Vjs. Il 2-0 rifilato al Latina ha consentito alla squadra di David D’Antoni, ex calciatore professionista che ha militato peraltro in Empoli, Salernitana, Venezia e Ternana ed è viterbese di nascita, di staccare i pontini di quasi 20 punti. Vantaggio incolmabile e promozione raggiunta con 4 giornate di anticipo.

Il ricordo è andato subito a quelle partite di Eccellenza disputate, non più di dieci anni fa, tra il Monterosi e la Vjs Velletri sia al ‘Martone’ che allo ‘Scavo’. E stavolta il paragone nostalgico tra il calcio veliterno e altre realtà non si è limitato a Sassuolo, Empoli, Cittadella e Chievo ma è nato spontaneo proprio con un borgo di 4000 anime che oggi taglia un traguardo, quello dei professionisti, mai visto a Velletri.

Le motivazioni vanno ricercate in tante piccole costanti che seppur insignificanti dal punto di vista singolo diventano decisive in una visione d’insieme. In primo luogo la pianificazione a lungo termine e la tendenza al proclamo: spesso ci si spende in annunci faraonici a cui poi non segue la costanza, anche quella del ‘reggere botta’ di fronte agli imprevisti dello sport. Il Monza in B, ad esempio, ha insegnato che non sempre i milioni e le figurine significano raggiungimento degli obiettivi. A Velletri dove non ci sono nè i milioni nè le figurine questa legge è ancor più valida.

Un altro motivo per cui Velletri non decolla è la divisione, pregna di provincialismo, che impera tra le varie rispettabili realtà: ognuna, come ogni organizzazione associativa, ha ciò che funziona meglio e ciò che funziona peggio, ma è sempre mancata (non a parole, ma nei fatti) l’effettiva volontà di mettersi in dubbio e di decidere di farsi da parte se può andare avanti il progetto piuttosto che la persona.

La questione impianti, invece, lascia il tempo che trova. Lo ‘Scavo’ è uno stadio a tutti gli effetti, non un campo, e a parte l’assenza di parcheggi con una ristrutturazione graduale può ospitare partite anche di livello superiore ai prof. Quello che manca, invece, è un campo di allenamento che possa reggere il gran numero di atleti di tutte le società sportive.

Altre due componenti che costituiranno sempre un freno inamovibile per vedere Velletri almeno ai livelli di Monterosi, se non si vuole emulare il Cittadella. Primo è il calore della piazza: i cittadini di Velletri sono giustamente stufi di assistere a partite con i borghi di Latina (con tutto il rispetto) e preferiscono andare all’Olimpico a guardare la Lazio e la Roma, oppure sedere comodamente a casa sul divano accendendo Sky. Non è una questione di disamore, ma anche i nostalgici devono capire che i tempi sono cambiati: prima non c’erano le televisioni, la squadra di calcio era una sola e il campo sportivo significava aggregazione. La realtà oggi dice altro ed è inutile sognare 2000 spettatori anche in una Promozione a vincere. Può succedere una volta, ma campare sui ricordi è anacronistico e impossibile.

In ultimo, mancano gli investimenti. Oggi nel calcio non ci rimette più nessuno. A parte Berlusconi e Galliani che si possono permettere il lusso di andare in passivo di 26 milioni facendo il terzo posto in Serie B con Boateng e Balotelli, neanche gli imprenditori miliardari sprecano e sparpagliano: si guardi Lotito alla Lazio, Zhang all’Inter, De Laurentis a Napoli. In una situazione dove ci sono il 90% dei circuiti economici e commerciali in meno rispetto ai professionisti, si deve economizzare. Però una gestione che punti a vincere deve garantire ossigeno alle organizzazioni societarie (anzi, associative) coprendo quelle spese fisse che fanno la differenza: assicurazioni, tesseramenti, materiali sportivi, trasferte, collaboratori e rimborsi. I soldi non faranno la felicità, ma fanno la differenza. Quando Lotito disse a Salerno che era più difficile vincere la Serie D che le altre categorie fu spernacchiato. Invece aveva ragione: nei dilettanti la Salernitana composta da giocatori di Serie B fu promossa solo all’ultima giornata vincendo il duello con il Marino. In Serie C2 e C1, invece, i granata hanno vinto a mani basse i campionati. Questo per dire che arrivare nei professionisti è complesso perchè servono basi solide. Quelle che a Velletri, al netto dei proclami e delle buone intenzioni, finora non si sono ancora viste.

E tutti speriamo di essere smentiti e poter acquistare, in prevendita, un ticket di 20 euro per i ‘Distinti inferiori’ dello Stadio ‘Scavo’ di una sospirata e attesa gara tra il Velletri e il Monterosi in un non lontano campionato di Serie C. 

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