Pasolini privato: le radici della storia e la genesi della poesia di Pier Paolo

Dell’epilogo cronachistico di una “storia sbagliata”, quella di Pier Paolo Pasolini, siamo più o meno tutti informati. Del poeta – tuttavia – si conosce poco, e dell’uomo ancor meno. Ecco perché lo spettacolo “Pasolini Privato” è un passaggio di formazione necessario per abbandonare la retorica e la morbosità sull’omicidio abbracciando una dimensione intima, vera, vicina all’essenza dell’uomo e del poeta.

UNA STORIA SBAGLIATA

La straordinaria location del Teatro di Paglia, egregiamente gestito da Marco Mandracchia con l’Azienda Agricola Il Nemus, ha ospitato una serata di teatro-canzone dal tempo sospeso, in linea con quella “sospensione dell’animo” che la poesia pasoliniana sempre provoca, anzi esige. La voce delicata e pacata di Cristian Giammarini ha raccontato con dignità e senza inutili solennità encomianti le parole dirette di Pier Paolo Pasolini: quelle scritte nei versi, quelle pronunciate nelle interviste, quelle lasciate ai posteri come sentenze politiche attuali seppur scritte negli anni Settanta.

I PILASTRI DELLA VITA DEL POETA

La narrazione ha esplorato i tre pilastri del nucleo familiare di Pasolini: il papà Carlo Alberto, rigido militare umano con i suoi soldati e intransigente fra le mura domestiche, il fratello Guido, morto partigiano all’interno di uno scontro tra fuochi amici, la mamma Susanna, unico vero amore di Pier Paolo come suggellato nelle dolci e pesanti parole di “Supplica a mia madre”. Una donna che ha dovuto subire la perdita di entrambi i figli, vivendo l’innaturale due volte, e facendosi forza su di esso.

LA PARTE MUSICALE

Insieme a Cristian Giammarini, la voce sincera di Daniela Di Renzo, capace di riportare in vita il cantautorato italiano ricontestualizzandolo tra le maglie della vicenda privata pasoliniana: De André, naturalmente, ma anche la ballata per il partigiano Giuliano Aureli (scritta dalla stessa Di Renzo), Tenco con “Vedrai vedrai”, “Cosa sono le nuvole” di Modugno e così via. Un’alchimia di suoni e parole, con i musicisti Ermanno Dodaro e Francesco Consaga a sottolineare ogni istante di uno spettacolo vibrante, intenso. L’armonia ha legato tutti i lacci della storia.

L’UOMO DIETRO IL POETA

Conoscere Pasolini vuol dire capirne anche le posizioni più nevrotiche, quelle provenienti dal disagio che nutre il genio, dal rimpianto che si fa verso, dall’angoscia che si fa saggezza. Tanti gli aneddoti emersi: dal momento in cui iniziò il controverso rapporto col padre (in occasione della somministrazione “forzosa” di un collirio al piccolo Pier Paolo, come dichiarato dallo stesso in un’intervista a Dacia Maraini) alle pagine struggenti dedicate al fratello morto, di cui s’erano perse le tracce e per cui la speranza s’è affievolita poco a poco.

Tutta la poesia si fortifica dalle basi empiriche, dal senso singolo di un artista che lo espone al pubblico e lo fa diventare senso comune. Ecco perché Pasolini, in fondo, non è per niente privato. Ma è dal privato che bisogna partire per conoscerne la bellezza universale e univoca. Per “Pasolini privato” e gli artisti che lo hanno messo in scena, dieci e lode.

Post correlati