Oggi è “meraviglia”
Ancora una volta Papa Francesco suscita meraviglia con i suoi interventi: “…e se fossero dei marziani a chiedere i sacramenti?”…
Ho usato il termine “meraviglia” volutamente, perché in altri tempi, se un semplice prete, avesse detto ciò che ha detto Sua Santità l’altra mattina (12-05-14) in Santa Marta, la Congregazione per la Dottrina della Fede lo avrebbe censurato e, se parroco, lo avrebbe allontanato da quell’ufficio, perché il Reverendo ha suscitato “scandalo”.
Ma i tempi cambiano e il Pontefice che con linguaggio “poco riverente e per giunta equivoco”, “gioca” su problematiche che riguardano l’approccio ai divorziati risposati e alle coppie di fatto… dicendo che la tentazione di chi ha fede è sbarrare la strada allo Spirito pilotandolo in altre direzioni, non “scandalizza”, ma suscita semplicemente “meraviglia”.
Si era nella seconda metà di Giugno del 2002, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ritenne doveroso segnalare al Vescovo Mons. Andrea Maria Erba alcune lettere pubblicate su internet dal Rev.do Gaetano Zaralli parroco di S. Michele Arcangelo in Velletri. L’accusa della Congregazione era chiara:
“Come Ella potrà vedere, il suddetto sacerdote continua ad esprimersi in modo ambiguo, ridicolizzando l’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio, sul celibato sacerdotale e sull’ammissione dei fedeli divorziati risposati alla Santa Comunione. In tal modo egli ha chiaramente e pubblicamente violato le condizioni, poste summenzionata lettera, per evitare le procedure canoniche per la rimozione da parroco…”
Nel documento si faceva riferimento a richiami precedenti in cui si pretendeva che il sacerdote di cui sopra smettesse di scrivere su “Preti-on-line”, pena la perdita della parrocchia.
Il sacerdote, geloso della sua libertà, dopo aver rassicurato le autorità sulla sua fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, continuò imperterrito a scrivere, sempre con l’intento di favorire in quello spazio un dialogo tra confratelli su problematiche di particolare importanza pastorale, (le stesse su cui oggi Papa Francesco si sofferma volentieri). Di qui:
“…Essendo quindi fallito anche questo tentativo di risolvere il caso in modo pacifico, non si vede come il sacerdote di cui sopra possa rimanere parroco. Si chiede pertanto a vostra Eccellenza di rimuoverlo da questo ufficio.” (Firmato: Mons. Tarcisio Bertone)
La Congregazione, come prova della colpevolezza del sacerdote, allegò alla lettera cinque dei tanti messaggi da lui spediti (circa 400) a “Preti-on-line”, messaggi che potrebbero oggi tranquillamente essere firmati Papa Francesco.
Allegato n°2
Dio benedice quella casa – 25 aprile 2002
In una qualsiasi conversazione c’è sempre chi ama proclamare le proprie “certezze” e chi al contrario desidera condividere i propri “dubbi”. Le “certezze” non vogliono risposte: sono autosufficienti; i “dubbi” al contrario sono assetati di opinioni e creano dialogo.
Chi vive di sole “certezze” ha paura del “dubbio” e si incattivisce nei confronti di chi glielo propone, raccontando esperienze di vita vissuta…
Sono come un pugno allo stomaco certe realtà che sfuggono ai canoni comuni di un comune cattolico.
Quando Ines (si parla di lei nell’allegato n°1 che penso di proporvi la settimana prossima) mi avverte che non vuole rifiutare il suo passato perché, oltre all’amore, quello spezzone di vita trascorso col primo marito le ha regalato una figlia, non posso risponderle con l’offerta comoda di un tribunale ecclesiastico che potrebbe dirle: sei libera, il tuo matrimonio è stato solo uno scherzo, abbiamo le prove… puoi passare ad altre nozze.
Ines che crede in Dio e nell’amore, ha accusato il colpo di un fallimento e vuole rifarsi una vita, senza distruggere il passato che le è sempre caro…
Ines non riesce a capire perché debba essere necessario un timbro di un tribunale a permetterle di innestare all’esperienza fallita, ma sempre presente nella sua esistenza, un’altra che sente essere quella giusta…
Ines trova disonesti coloro che, pur di passare cattolicamente ad altre nozze, permettono che si distrugga il proprio passato, adducendo un “qualsiasi motivo”, reso giuridicamente adatto al caso dalla bontà dei giudici.
Ines ha una sua convinzione: “Dio è più grande del peccato”.
Nessuno ha avuto il coraggio di mettere in dubbio tale affermazione, il che mi fa supporre che lei potrebbe aver ragione. E se ha ragione, è vicina alla salvezza.
Ed eccomi, io prete, messo a confronto con la fede di una semplice battezzata.
Il prete benedice la coppia solo se le carte sono in regola… Ines e il suo uomo, che alle carte preferiscono la coscienza, si fanno benedire dal Signore.
Che strano effetto provo nel rileggermi dopo oltre dieci anni… Dov’è lo scandalo, mi chiedo… Perché mai quella Congregazione della Curia Romana si preoccupò tanto allora per cosette che al presente appaiono addirittura banali e scontate?
Come cambiano le cose col passare del tempo. Mons. Tarcisio Bertone, che pretese la mia cacciata dalla parrocchia, diventò Cardinale e ora è indaffarato a sistemare un appartamentino per una serena vecchiaia; il Cardinale Ratzinger, che firmò la mia condanna, dopo qualche anno fu fatto Papa e ora condivide una bifamiliare con Papa Francesco che, scrupolosamente informato dai due sulle mie vicende, si è affrettato da subito a rubarmi le idee… per “meravigliare” con queste, pensate un po’, il mondo intero.



