L’Orchestra del Paese Immobile è una splendida certezza per Velletri (e non solo)

Riempire un teatro: fatto. Rendere la poesia di un grande scrittore che coglie la quotidianità e la sublima, come Roberto Zaccagnini: fatto. Aggregare intorno alla musica molteplici generazioni: fatto. Esasperare, in senso positivo, il senso di comunità “costringendo” tutti gli spettatori a sentirsi complici, sorriso dopo sorriso: fatto. L’Orchestra del Paese Immobile ha assolto a questa miriade di compiti, e anche a molti altri, senza neanche farci caso. Riuscita nel suo intento grazie alla potenza della cultura popolare, adesso rappresenta un autentico fenomeno sociale, civico e culturale da studiare e agevolare nella sua diffusione.

Il Teatro Artemisio-Volonté ha registrato il secondo sold out su due concerti, era già accaduto nelle piazze in questa torrida estate. La band capitanata da Matteo Scannicchio coniuga la proverbiale saggezza alla modernità ritmica delle melodie, trasformando la poesia dialettale e le storie di una città in musica universale. Una magia che si ripete sempre, e che continua a riuscire perfettamente.

Oltre quattrocento persone hanno cantato, sorriso, applaudito, si sono commosse, riconosciute negli istanti descritti o negli ambienti narrati. “Microbo o moschino”, inoltre, si conferma una hit che non sfigurerebbe in radio e che diventa una specie di manifesto della poetica dell’Orchestra del Paese Immobile: una descrizione di speranza e amarezza, di sarcasmo e sagacia, di ironia e realismo.

Cos’altro dire, in commento a un concerto per cui le parole rischiano di essere sprecate? L’Orchestra è ormai una certezza – e una ricchezza, un patrimonio, una solida realtà – per Velletri e non solo. Può diventare ambasciatrice veliterna in giro per lo Stivale, e fonte attrattiva e aggregante nella città stessa. Il cammino è solo all’inizio.

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