Caro Don Gino,
In questa giornata di festa dedicata a Santo Stefano, con ancora nell’aria l’atmosfera natalizia, siamo venuti in tantissimi a salutarti in una Cattedrale gremita come nelle grandi feste religiose. Forse non immaginavi che, con l’autenticità della tua fede, la tua umiltà, la semplicità e lo spirito di servizio che ti faceva essere padre, fratello e amico dei tuoi parrocchiani, avessi conquistato tanta stima e che ti si volesse tanto bene.
Ho assistito alla cerimonia funebre volutamente in piedi, a poca distanza dal catafalco, ma non ho avuto un momento per pensarti disteso in quella bara, perché nella mia mente scorrevano le immagini di un periodo che ricordo come uno dei più limpidi della mia vita. Quegli anni dei campeggi, quando eravamo ragazzi, restano indimenticabili per tutti i partecipanti come i tuoi insegnamenti e i tuoi consigli educativi.
La prima apparenza, arrivando davanti, non lontano da te, è stata quella che mi venissi incontro come sempre quando ci vedevamo, con le braccia aperte e protese per un abbraccio di amicizia, con il viso illuminato dall’accogliente sorriso. C’era sempre un cordiale sorriso per chi ti veniva incontro per parlarti o salutarti e il tuo sguardo è rimasto luminoso e accogliente anche quando non stavi più bene.
Mentre seguivo la cerimonia e ascoltavo le parole del Vescovo sulle tue qualità esemplari, pensavo alle messe da te celebrate all’aperto sotto gli alberi, davanti alle tende; mi comparivano in sequenza i profili delle montagne d’Abruzzo e le belle escursioni per raggiungere le vette, fatte in allegria e serenità, al sole e sotto i boschi.

Continuavo a seguire il rito funebre, ma si accendevano nella mia mente i falò sotto un cielo stellato e tutti eravamo tornati giovani a cantare le canzoni di montagna rischiarati dalla tremula luce del fuoco acceso ogni sera.
Alla fine del rito, c’è stata vera commozione quando un applauso spontaneo e prolungato ha accompagnato il tuo percorso verso la cappella della Madonna delle Grazie passandomi vicino e poi verso l’uscita di quella che, per molti anni, è stata la chiesa dove hai svolto in modo esemplare il magistero sacerdotale.
Noi, “ragazzi dei campeggi”, come ci hai ancora chiamati in occasione dell’ultimo incontro nel 2019, siamo rimasti a parlare fuori dalla chiesa del bene che ti abbiamo voluto. Rimasti lì anche dopo che il carro ti ha portato via a ricordare momenti di vita passati insieme.
A proposito di quell’incontro, abbiamo fatto di tutto per stare con te a pranzo tutti insieme al ristorante in quel giorno di aprile del 2019, alcuni erano venuti da lontano, traspariva la tua gioia quel giorno e rimarrà un bellissimo ricordo per tutti essersi ritrovati cinquant’anni dopo. Non possiamo neppure dimenticare quel tuo gesto finale: sei stato irremovibile nel voler pagare il conto per tutti, perché noi quel giorno eravamo tornati ad essere i tuoi ragazzi dei campeggi.
Grazie di tutto don Gino, sei volato in cielo ma resterai anche tra di noi.



