La “scoperta” di Luca Leoni: la “mensa” del Tempietto del Sangue tra i reperti a Villa Ginnetti!

Guardare la città richiede impegno e passione, come nello studio. Ed è proprio grazie allo studio che Luca Leoni – esperto di storia veliterna, studioso e scrittore – è giunta ad una “scoperta” entusiasmante da un punto di vista archeologico e non solo, partendo dall’osservazione dei fatti e delle tracce del passato glorioso che Velletri dissemina per le sue vie.

LA MENSA DI S. MARIA DEL SANGUE

Nel parco comunale più grande della città, appartenuto un tempo ai principi Ginnetti, nella zona est del giardino giace adagiato un grande residuo di marmo insieme ad altri reperti archeologici, molti dei quali riferibili all’antica Porta Romana che un tempo segnava l’ingresso a Nord del centro storico.  Tale “blocco” è in realtà la mensa dell’altare principale della Chiesa di Santa Maria del Sangue, il “Tempietto Bramantesco” che sorge in Piazza Cesare Ottaviano Augusto. La mensa fu consacrata dal Cardinale Morone, al tempo Vescovo di Velletri, il 28 dicembre 1579.

LA DEDUZIONE E I RISCONTRI

Come si è giunti a questa deduzione? Studiando, appunto, e documentandosi. Luca Leoni – carte alla mano – ha ricostruito la storia di questo pezzo di monumento. Rimosso dalla sua originaria collocazione dopo i bombardamenti del 1944, non fu re-introdotto al suo posto con il restauro della Chiesa, inserito nel più generale piano di recupero degli edifici di culto di Velletri approntato dall’allora cardinale Clemente Micara. L’architetto curatore dei restauri, Giuseppe Zander, intervenne sui tre altari del Tempietto rimuovendo le mense danneggiate. La più integra, nonostante qualche scheggiatura anteriore, fu dunque messa in qualche deposito e poi dopo qualche anno è ricomparsa in Villa Ginnetti. Il nesso di collegamento fra il Tempietto e la mensa? La scritta sul lato anteriore della mensa stessa, che riporta il nome del cardinale Morone e la data di consacrazione, guarda caso il giorno dei Santi Innocenti del 1579, il 28 dicembre. Un riscontro inequivocabile che dà dignità al monumento e ne riaccende la luce sulla storia, in attesa che venga in qualche modo valorizzato e magari riportato nella sua sede originaria (che si spera, un giorno non troppo lontano, possa entrare nella rete museale ed essere aperto al pubblico e ai visitatori durante le feste cittadine e non solo). A Luca Leoni i complimenti per questa scoperta: l’amore per la propria città non può che portare a una voglia di conoscenza della stessa.

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