Il Teatro di Paglia di Nemi accoglie l’umorismo e le risate si propagano nelle terre di Diana. Come una locomotiva diesel, la produzione di Achille Campanile fa sempre lo stesso effetto: all’inizio, spiazza. Poi suscita dei timidi sbuffi e degli accenni di divertimento. Quindi induce all’ilarità a scoppio ritardato e infine addirittura al sorriso anticipato.
Nella meravigliosa cornice nemorense, a farsi da portavoce dell’arte campaniliana sono stati tre attori bravissimi: Giorgio Lupano, noto al grande pubblico per aver prestato il volto a fiction di successo come “Il paradiso delle Signore”, Sonia Barbadoro, vincitrice del Premio Miglior Attrice al X World Short Film Festival, Cristian Giammarini, reduce dal successo di “Maratona di New York”. A coadiuvarli, alla batteria, il giovanissimo Sebastiano Gabriele. Le “Tragedie in due battute” hanno condotto, in medias res, il pubblico nell’arte di Achille Campanile.
Il Maestro dell’Umorismo, insuperabile e inimitabile, con pochissime parole sapientemente introdotte da un’accurata didascalia, ha descritto scene e situazioni dissacranti prendendo in esame praticamente tutti gli aspetti della vita quotidiana: la famiglia, il lavoro, gli animali, la natura. Le battute, con espedienti teatrali ben riusciti come il cambio della voce narrante, la mimica facciale e la gestualità delle mani, sono arrivate dritte in faccia al pubblico del Teatro di Paglia, così inserito con cortese determinazione nel mondo umoristico campaniliano. Lupano, Barbadoro e Giammarini non si sono limitati alle freddure sintetiche, anzi hanno dato importanza al testo cimentandosi in pezzi noti eppure sempre sorprendenti come “La quercia del Tasso”, “La rivolta delle sette”, “La o larga”, senza trascurare le vite degli uomini illustri come nel caso di Paganini, Galileo, Gambardella. Racconti, testi teatrali, didascalie e scioglilingua per dimostrare ancora una volta l’attualità eterna di Achille Campanile.
In platea anche il figlio Gaetano, che ha molto apprezzato complimentandosi con gli attori, e la famiglia Campanile. Associarsi ai complimenti è d’obbligo, del resto interpretare Campanile è difficile per gli attori che devono interiorizzare un tipo di scrittura raro ed ostico, oltre che trasmettere al pubblico la finezza di un umorismo di contenuto e non di esagerate situazioni. Tutto ciò è riuscito proprio grazie alla bravura di Giorgio Lupano, Sonia Barbadoro e Cristian Giammarini, uniti ed empatici in quest’operazione che ha riportato il campanile (con la “c” piccola) dell’umorismo al centro della Chiesa, intesa come tempio della cultura (qualsiasi teatro, dunque).



