Ospedale, il Punto Nascita al centro del dibattito: “Troppi colpi inferti alla nostra sanità”

Ancora un intervento del Coordinamento ‘Uniti per la sanità pubblica’ di Velletri, stavolta sulla situazione del punto nascita. Lo aveva fatto capire già l’Assessore D’Amato, nella conferenza stampa di presentazione del progetto di ristrutturazione del nosocomio, che il ritorno dei reparti di Ostetricia e Pediatria al ‘Paolo Colombo’ non era affatto cosa scontata.

E così, con la scusa del covid, un altro pezzo del nostro Ospedale va via fra fantasiose ricostruzioni, proclami e spiegazioni che tentano di giustificare la scelta. Il Sindaco di Velletri, Orlando Pocci, ha fatto una richiesta formale chiedendo lumi sulla vicenda. Lo stesso primo cittadino più volte interpellato sulla questione del punto nascita ha dichiarato di non avere motivi di non fidarsi della ASL, che aveva assicurato la riapertura a fine emergenza. Assicurazione che purtroppo non ha trovato riscontro.

‘La nostra sanità territoriale’, scrivono dal Coordinamento Unità per la Sanità Pubblica, ‘ha perso un altro pezzo: ci abbandona anche il punto nascite, con tutte le conseguenze che questo comporta per il nostro Paese e per quelli circostanti. Da tempo cercavamo di monitorare la situazione (per quanto l’opacità dei dati che vengono resi pubblici lo permettano), ed è un tema che avevamo portato ai tavoli di discussione ottenuti con i vari esponenti della regione. Ci era stato risposto che la chiusura era motivata dallo scarso numero di nascite annualmente registrate dall struttura; ebbene noi crediamo che se le future mamme del territorio scelgono di andare altrove non sia la causa dello smantellamento dell’ospedale, bensì la conseguenza dei vari colpi inferti nel corso degli anni alla nostra sanità. Eppure ci risulta che fino al 2018 la ASL Roma 6 contava ancora 1800 nati. Sottostare al ricatto secondo cui un ospedale è meritevole di fondi solo se effettua un dato numero di interventi significa lasciarsi prendere in giro e non vedere come tutto ciò rientri nel piano più ampio che subordina la salute al profitto, che monetizza le nostre vite e ci depriva dei nostri diritti’, si legge nella nota del Coordinamento.

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