Intervista a Paola Fusani ed Emilia De Santis autrici di “Tevere altrove”

Conoscere il fiume Tevere attraverso le sue immagini più belle e gli scorci più sconosciuti e suggestivi. Questa la missione di Paola Fusani ed Emilia De Santis, autrici del libro “Tevere altrove” che è una guida fotografica delle zone più celebri e di quelle meno conosciute. Un’occasione per i lettori di Velletri e dintorni, ma non solo, perchè consultare il volume può rivelarsi utile, sorprendente e pieno di spunti.

Il fiume Tevere è il protagonista di questo libro. Perché, dovendo scegliere di inseguire un fiume, proprio il Tevere? È una questione biografica, geografica o affettiva?

L’idea è nata quando abbiamo vissuto la pandemia e tutto quello che avevamo a portata di mano è diventato lontano, distante e abbiamo provato la siccità di abbracci. Viviamo in provincia di Roma, ma il Tevere è da sempre parte delle nostre vite, come l’andare a Roma. Ecco allora l’idea, la voglia di tornare a Roma, di camminare liberamente senza coprifuoco o mascherina. Ci siamo promesse (attraverso una videochiamata fiume) che saremmo andate a Roma a fotografare il fiume che segnò i destini di Roma. In seguito, l’idea di intraprendere un viaggio fotografico, di osare, di andare oltre Roma, di spingerci oltre fino alla fonte.  Allora perché non seguirlo in tutto il suo corso? Ecco così che l’idea ha preso forma.

Insieme al nome del famoso corso d’acqua avete scelto di abbinarci “altrove”, un termine ricco di evocazioni e suggestioni poetiche. Cosa si voleva comunicare?

Volutamente il titolo del libro è costituito da un’unica parola, TevereAltrove, perché abbiamo navigato fotograficamente a ritroso il fiume, ma allo stesso tempo abbiamo visto altrove, anzi abbiamo visto l’altrove. È un concetto profondo quello dell’altrove, che ci spinge ad andare oltre l’orizzonte, a saper guardare con occhi rinnovati quello che ci circonda. Un fiume è fonte di vita, con il suo andare fiero esso va verso la foce. Abbandonandosi nell’immensità del mare, ci invita e ci guida simbolicamente ad andare avanti nelle nostre vite cercando sempre nuovi stimoli, nuovi orizzonti che ci dimostrino come ci sia sempre un futuro da disegnare. Anche un libro fotografico può dare messaggi impliciti che stimolano il lettore a cercare, a seguire e inseguire l’altrove. 

È stato un vero e proprio viaggio: quanto tempo avete impiegato per lavorarci e quali sono stati gli ostacoli?

Dopo il viaggio fotografico, fatto di tappe e di uscite fotografiche, è venuta la parte nuova, a noi sconosciuta sino allora. Organizzare un libro, trovare un criterio che rendesse la nostra intenzione di non raccontare solo un viaggio, ma di dimostrare quanta vita scorra lungo un fiume, di come il Tevere non sia solo Roma. Abbiamo dovuto scegliere le foto, 50 per ciascuna, ed organizzarle al meglio. Inoltre, abbiamo pensato che poesie e testi letterari di autori famosi potessero essere la giusta cornice delle foto. È stato Virgilio a chiamarlo per primo “biondo” e molte altre citazioni e poesie sono state dedicate a questo fiume. Il libro inizia con una foto del fico ruminalis presente nel Foro Romano e sembra non avere a che fare con il libro, mentre ha un suo significato importante. Tacito, negli Annales, ci racconta come sotto quel fico furono abbandonati, lungo le sponde del fiume, i gemelli Romolo e Remo che diedero poi inizio alla grandiosa storia di Roma.

Come si racconta, fotograficamente, un fiume, o in generale, un luogo?

Come si racconta un fiume o un luogo? Per noi, insegnanti di lingue, non è stato difficile perché sappiamo come, anche solo con le immagini, si possono raccontare tante cose. Con il chiaro obiettivo di voler mostrare la vita e le attività che scorrono lungo il fiume, ci siamo focalizzate sui paesaggi naturalistici, ma anche sulla varie manifestazioni della presenza ed operosità umana. Ad esempio, i due ragazzi ritratti mentre scattano un selfie sulle sponde del fiume, sotto un ponte, diventa una piccola story telling all’interno della storia generale. La curiosità e l’osservazione della diversità del paesaggio fluviale ci hanno guidato, ma la sorpresa delle persone che abbiamo incontrato con le quali abbiamo parlato ci hanno permesso di meravigliarci, di scoprire e raccontare i tanti volti del fiume.

Ci sono stati scatti che – dopo averli rivisti – hanno sorpreso anche voi?

Alcuni scatti ci sono rimasti nel cuore per la bellezza, per l’armonia dei colori, le giuste cromature che rendono la foto, l’esatto specchio del momento. Ci siamo stupite nel vedere le foto scattate da entrambe perché, a parità di soggetti, mai una era uguale all’altra. Inconsapevolmente, avevamo viaggiato insieme, ma facendo due viaggi paralleli che dimostrano come la fotografia sia personale e intima. Quindi un viaggio a due con due fotocamere, ma quattro occhi e due diverse personalità. È curioso come, ad un certo punto, sfogliando il libro non siamo più in grado di riconoscere le foto dell’una o dell’altra.

Progetti futuri da un punto di vista fotografico e/o editoriale?

Per ora ci godiamo il nostro Tevere e chissà se andremo Altrove per altri viaggi. L’importante è divertirsi e stare insieme condividendo esperienze. Magari il Nilo, fiume anch’esso ricco di storia che scorre da sud a nord. Sarebbe bello…

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