Giovanni Floris ha presentato il suo ultimo romanzo: “Il mio lavoro è ridare un significato alle parole”

Cordiale, netto nelle sue affermazioni, affabile e esaustivo: il tour castellano di Giovanni Floris, organizzato dalla Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano-Frascati-Cisterna, si è composto di due tappe; il firma-copie a Genzano, popolato da tantissimi lettori che hanno voluto incontrare il conduttore di “Di Martedì”, e la presentazione a Velletri, in Auditorium, di fronte a una gremita platea.

Il libro protagonista, di cui si è parlato nel dialogo con il professor Daniele Dibennardo, è “Il gioco” (edito da Solferino), un romanzo sospeso tra il giallo e la commedia ambientato in una scuola. Floris muove la sua narrazione da un capovolgimento della consueta realtà: e se dietro la scomparsa di una studentessa modello anziché esserci gli indiziati bulli ci fossero gli insospettabili, ovvero i docenti? “Il mio sogno è essere solo uno scrittore”, ha detto l’autore, “ma non è così. Però cerco, con la scrittura, di affrontare temi a me cari come ad esempio il decadimento del ruolo dei docenti. Il declino sociale e politico di questo paese è a mio avviso dovuto al fatto che non sappiamo più risolvere i problemi e abbiamo perso l’amore per la comprensione. Spesso speriamo che le cose non siano complicate come in realtà sono, ci mancano certe categorie mentali”, ha detto in apertura, sottolineando il legame fra la letteratura e il giornalismo: fare ordine nel caos.

“Il gioco” è un romanzo dal finale aperto: “ho inventato”, ha spiegato Giovanni Floris, “due personaggi. Scompare da scuola una studentessa modello e le indagini si circoscrivono al campo scolastico. I due accusati sono i bulli, quelli dell’ultima fila, un immigrato e una fascista della periferia. Rappresentano i colpevoli ideali, solo il loro professore di lettere spera non siano loro perché la sua natura è tentare di salvare quelli come loro. Le indagini, però, finiranno nella rete di un gioco orchestrato da qualcuno”. Al centro della trama c’è proprio la scuola, che è un volano di rivoluzione, e i protagonisti la vivono dai rispettivi punti di vista: “questo romanzo si svolge a coppie”, ha aggiunto Floris, “con un’ispettrice e un ispettore, un buon maestro e un cattivo maestro, una studentessa e uno studente. Per essere più addentro alla materia ho persino preso lezioni di italiano da mia madre, docente in pensione”.

Impossibile non attualizzare, anche in virtù delle sollecitazioni del relatore Dibennardo, alla scuola odierna: “mi preoccupa la tendenza a trovare soddisfazione più su internet che sui libri. Il mio lavoro, in fondo, è tentare di ridare un significato alla parola e il gioco è una ricerca. Mi piace il giallo, come genere, perché fa immaginare tante soluzioni possibili, proprio come la vita. In questo caso il gioco rianima la vita di tre persone”.

Molto vivo anche il dibattito finale, con moltissime domande (anche extra-letterarie) a cui Giovanni Floris ha risposto con grande disponibilità. I ringraziamenti del titolare della Libreria, Guido Ciarla, e il lungo firma-copie hanno concluso il pomeriggio con qualche domanda in più, proprio come dovrebbe essere in ogni agone culturale. I prossimi appuntamenti della Libreria Mondadori saranno altrettanto avvincenti e seguendo le pagine social si possono appuntare in agenda gli incontri con i tanti autori che faranno tappa a Velletri, Lariano, Genzano, Frascati e Cisterna.

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