A Ninfa con l’artista Patrizio Marafini

Ninfa è un luogo magico e come tale non lascia indifferente l’estro di un artista. Patrizio Marafini, classe 1959 e nativo di Cori, è poliedrico artista che sperimenta diversi linguaggi: fotografia, pittura, incisione fra gli altri. Proprio alcune sue incisioni hanno dato vita, nel Municipio di Ninfa, alla mostra Ninfa, dignus amore locus. Un viaggio fra versi e suggestioni che nel mese di agosto ha incantato centinaia di visitatori.

Sei autore di una mostra molto intensa allestita in un luogo magico. Già dal titolo vuoi comunicare qualcosa: ci spieghi la denominazione dell’esposizione e il legame con il tema? 

Ti ringrazio per questa domanda che mi permette di descrivere il legame tre le incisioni che ho realizzato in questa occasione e le suggestioni che hanno determinato il nome della raccolta. Il Giardino di Ninfa è la rappresentazione del “Locus Amenus”, termine che appartiene alla poesia latina tardoantica; in particolare l’ho trovato nella poesia di Petronio e di Reposiano dove quest’ultimo, nel Concubitus, propone il paesaggio come elemento centrale nella costruzione dell’intero carme. La natura, che si offre nel suo splendore e trasmette un piacere sensoriale, diventa l’ambientazione della narrazione che accoglie la figura di Venere, non più dal talamo di una stanza ma in uno spazio aperto dove la divinità si adagia nella Natura, in un luogo degno d’amore: Ninfa, dignus amore locus, appunto.

Due dei quattro poeti che menzioni hanno legami col territorio: a partire da quali caratteristiche le poesie di Bassani e di de Libero ti hanno ispirato? 

Prima di rispondere su Giorgio Bassani e Libero De Libero voglio sottolineare l’importante presenza nel gruppo di Leone D’Ambrosio che, benché nato in Francia, da moltissimi anni vive e lavora nella provincia di Latina. Studioso di de Libero, a cui ha dedicato la pubblicazione “Museo. La poesia ceneriera di Libero de Libero”, un libretto di trentanove poesie inedite, scritte prevalentemente tra il 1935 e il 1940, accostate senza un ordine preciso, che Leone ha raccolto e pubblicato con la Edizioni Ensemble. Un prezioso regalo di Leone che da questa raccolta ha tratto un inedito di Libero de Libero scritto per il Giardino di Ninfa che ho inserito nella raccolta di incisioni di cui stiamo parlando. Per tornare a Bassani la poesia “Ninfa rivisitata” mi ha suggestionato per la sua capacità di poter enunciare il senso panico di questo luogo, emozione individuata nei versi… “per l’esclusiva gioia paurosa ogni tanto, del tuo sguardo” oppure in Libero de Libero che manifesta la forza comunicativa del ricordo; di ciò che si è vissuto e amato descritto nelle righe di “Viaggio a Ninfa con B” “…e viaggio anch’io per campi ricordati, ove un albero attende i nostri passi”.

Ninfa è effettivamente un’isola di bellezza che si può considerare fuori dal mondo? Per tanti artisti è stato ed è così, tu come la vivi personalmente? 

È chiaro che il luogo sia una ricchezza turistico/culturale e ambientale per il territorio; è rassicurante sapere di avere uno spazio simile all’Eden così vicino alla nostra quotidianità, certamente fonte di serenità; visitandolo rende l’anima più leggera.

Quale delle incisioni che esponi ti ha catturato maggiormente nella realizzazione?

L’incisione dedicata a Philippe Jaccottet è risultata la più complessa, inizialmente l’impianto grafico, sviluppato orizzontalmente, si proponeva con il profilo dell’antica città di Ninfa ed era il protagonista assoluto. Nelle fasi successive subentra un richiamo alle fonti classiche con un capitello figurato che nel quarto e ultimo stato, attraverso un intervento a puntasecca, si trasforma in un cespuglio di bubblena in fiore che, come dice Antonella Ponsillo, direttrice del Giardino, attira le farfalle e non a caso la pianta viene chiamata anche Albero delle farfalle.

In questo percorso fondi lirica e immagine visiva, suggestione e osservazione. Che feedback hai avuto fin qui dal pubblico? 

Anche nelle esposizioni precedenti a questo evento il pubblico ha manifestato un particolare interesse a questo tema del paesaggio, questo è avvenuto nella prima esposizione di questo racconto per immagini alla galleria Spazio Comel di Latina, è continuato sia nel MAP, Museo dell’Agro Pontino a Pontinia che al Museo dell’Aurum a Pescara. Si è consolidato questo interesse del pubblico nella mostra terminata il 31 di agosto a Civitella del Tronto in Abruzzo; luogo magico dagli ampi orizzonti, a cavallo fra l’Abruzzo e le Marche, dove la narrazione grafica di Ninfa si è armoniosamente sovrapposta alla massiccia muratura della trecentesca chiesa di San Giacomo dando vita a un suggestivo confronto fra storia, architettura e arte contemporanea.

Quali sono le tappe che ti hanno portato a realizzare la mostra? Sono parte di un progetto più ampio? 

Il progetto nasce qualche anno fa; inizia casualmente attraverso una riflessione su un romanzo allegorico attribuito a Francesco Colonna e stampato a Venezia nel 1499 da Aldo Manuzio dal titolo Hipnerotomachia Poliphili, letteralmente “combattimento amoroso di Polifilo in sogno”. L’opera contiene 169 illustrazioni xilografiche, in gran parte ispirate all’idea del giardino rinascimentale che stavo tentando di tradurre graficamente riflettendo su di un giardino lussureggiante, ricco di piante e fiori di ogni specie, con architetture filologicamente ispirate ad architetture antiche. Approfondendo l’argomento con la lettura degli studi critici di alcuni autori come Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo e Stefano Colonna, che hanno dedicato al tema del Polifilo parte del loro lavoro, il mio interesse si è proiettato verso la prima fonte iconografica del Giardino di Ninfa che è la progettazione iniziale del Giardino; l’Hortus Conclusus realizzato nel XVI Secolo dal cardinale Niccolò III Caetani, amante della botanica, che volle creare a Ninfa un “Giardino delle delizie”, affidando il lavoro a Francesco Cipriani da Volterra che progettò appunto un hortus conclusus, giardino edenico con alberi da frutta delimitato da mura.

Credi, in quanto artista, che sia sempre garantita una ispirazione alla bellezza in luoghi come Ninfa? 

Certamente…

Hai in programma altre esposizioni altrove con questo allestimento? 

Nell’esposizione di agosto a Ninfa, allestita nel salone al piano terra dell’antico Municipio, è stato mostrato il Portfolio di quattro incisioni calcografiche che la Fondazione del Giardino di Ninfa ha stampato per celebrare il Centenario del Giardino. Se questo allestimento potrà ripetersi dipende dal comitato direttivo della Fondazione e dal suo Presidente l’arch. Tommaso Agnoni che ringrazio per la sensibilità dimostrata verso l’arte contemporanea. Sicuramente il tema del paesaggio edenico di Ninfa a confronto con altre realtà territoriali è un argomento che continua a motivarmi nel cercare altri spazi storico/ambientali su cui presentare i miei lavori calcografici.

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