Dopo 19 mesi di detenzione punitiva, uno dei numerosi oltraggi sostanziali e formali perpetrati dalla magistratura egiziana al diritto penale, in sinergia con l’esecutivo (come nel caso di Giulio Regeni) , finalmente la prima mossa nel caso Patrick Zaki, nella prima udienza del processo: la rinuncia, da parte dell’accusa, alle imputazioni contemplanti le pene più gravi, e la possibilità di conoscere il corpo del reato attribuito allo studente egiziano:un articolo con un elenco di discriminazioni a danno di cristiani copti avvenute in Egitto.
CITTADINANZA ITALIANA
Se non sbaglio qualche mese fa il parlamento italiano aveva votato a larga maggioranza per la concessione della cittadinanza italiana a Patrick, in modo che avesse potuto affrontare il processo da una posizione di maggior forza. La proposta era stata formulata da un elenco nutrito nel quale non mancava nessuno dei migliori ( a mio giudizio) intellettuali italiani, e rilanciata anche , in “a solo” , da Adriano Celentano. Ma il nostro esecutivo non ha raccolto l’assist parlamentare. Non l’ha raccolto Draghi, capo del governo. Non l’ha raccolto nessun altro membro di esso, neppure il ministro degli esteri Luigi Di Maio. Non l’ha raccolto il presidente della repubblica Mattarella.
LA SOLITUDINE
Patrick, pur circondato da 19 mesi dal sostegno morale degli impareggiabili compagni di studio dell’Ateneo bolognese, del suo corpo insegnante, delle istituzioni comunali della “dotta”, e poi da un vortice di mobilitazioni in tutta Italia, tra le quali quella di Amnesty International, di pronunciamenti del parlamento europeo, quando si è arrivati al dunque, al gesto decisivo, al momento della verità, è stato lasciato solo.
APPELLO E SPERANZA
E’ con disagio, amarezza, sottovoce che dico: a quelle tre figure apicali citate non solo non sembra interessare quel ragazzo, ma neppure l’appello, la speranza, quasi il mandato dell’anima più nobilmente sensibile della nazione, dell’Europa, del mondo. Non sembra interessare la sacrosanta gloria, per loro ed il nostro paese, che si acquista con un’azione in cui bellezza, verità e bontà si sarebbero indissolubilmente fuse.
LA DISILLUSIONE
Per chissà quanti dei ragazzi che avevano quasi sottintesa l’ovvietà del gesto risolutivo da parte dei rappresentanti ufficiali di quell’Italia, che pur continua ad esser quasi l’unico paese al mondo a non respingere profughi, avranno avuto una disillusione di quelle che non si dimenticano. Con disgusto, con vergogna, con incredulità saranno sospinti verso una verità che non vorrebbero fosse tale: la vita, il destino d’un ragazzo non meritano niente da parte della politica quando di mezzo c’è una compera di idrocarburi ed una vendita di fregate.


