Torna in Libreria con un’altra avventura per ragazzi: Claudio Ferrante ha dato alle stampe “Fiocco e la meteofabula”, per PAV Edizioni, e ci racconta quest’esperienza nuova e stimolante alle prese con personaggi e tematiche che non passano mai di moda. L’autore, residente a Velletri ma partenopeo di origini, conduce i lettori nell’avventura cercando di lasciar loro qualcosa. Con ottimi risultati.
Claudio Ferrante, è la tua seconda esperienza di narrativa e hai deciso di proseguire nel campo della letteratura per l’infanzia. Cosa ti attrae di questo pubblico e di questo genere così complesso?
Come dice qualcuno… talvolta la risposta, seppure in parte, è già contenuta nella domanda. Infatti è proprio la complessità del genere letterario che mi stimola. Scrivere in modo accessibile a questa fascia di età e lasciare nel piccolo lettore un seme o mi viene da dire un “humus letterario” che possa contribuire a far crescere la riflessione già ad un età acerba, mi affascina.
I ragazzi più giovani sono dei giudici spietati: ti stimola la loro reazione alle tue storie?
Se “stimolare” racchiude anche il timore di essere giudicato, allora la risposta è no. Non per presunzione ma sono consapevole che nei bambini come negli adulti ci può essere una percezione diversa gli uni dagl’altri. Sebbene sia altrettanto persuaso dal fatto, che quanto proviene dalla pancia di un bambino può essere differente dal giudizio di un adulto il quale, nel tempo, può aver sviluppato delle sovrastrutture mentali condizionanti.
In questo nuovo libro racconti storie con una tematica di fondo molto complessa e attuale, come lo scontro atavico tra bene e male o la differenza tra l’amicizia vera e quella di circostanza. Cosa ti ha spinto a produrre una trama di questo tipo?
Per non essere troppo prolissi nel voler affrontare due tematiche senza tempo…, semplifico facendo un riferimento e lascio a voi l’approfondimento eventuale del concetto di contrapposizione. Un po’ come nello Yin e Yang della filosofia cinese che si crede erroneamente essere un semplice antagonismo fra positivo e negativo, io cerco di trattare questo dualismo nella commistione delle due cose. Dove l’uno contiene la radice dell’altro.
Perché “Meteofabula”?
“Meteofabula” perché è il neologismo “padre” di tanti altri che sono contenuti nella storia come ad esempio: meteoeroe, meteocriminale, meteomondo etc. Ce ne sono davvero tanti. Ma anche perché a differenza di favola, fabula mi richiama il verbo di riferimento: affabulare. Per me l’arte oratoria più affascinante e magica che ci sia, a patto che se ne faccia un uso squisitamente letterario o giocoso.
Quanto c’è di Claudio Ferrante in Fiocco? Quanto invece vorresti che ci fosse?
Fiocco fa un viaggio di ritorno verso casa e durante questo vive l’avventura. Per Claudio vorrei in futuro il viaggio e che semplicemente fosse esso stesso l’avventura. Così credo di aver risposto alla seconda. In quanto alla prima quasi nulla, perché Fiocco è tutto quello che vorrebbe essere stato Claudio ma che non è stato…
Come spieghi ai ragazzi la simbologia dei fiocchi di neve?
Questa è facile. (Se ho capito il vero senso della domanda) Con la stessa ispirazione, con lo stesso pensiero scatenante che ha fatto nascere “Fiocco e la Meteofabula” io dico loro che andassero a scoprire come sono i fiocchi neve al microscopio: l’uno è diverso dall’altro e parliamo di un numero umanamente incalcolabile di formine ghiacciate uniche e irripetibili! Credo sia fantastico solo pensarlo! Proprio come Noi, unici e irripetibili! L’uno diverso dall’altro, dalla notte dei tempi e fino alla totale estinzione. Tutti i fiocchi con il diritto di nevicare… e tutti noi con il diritto di vivere.



